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Venti imprese producono più del 50% della plastica monouso del mondo

 

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Business e banche dietro la crisi globale dei rifiuti di plastica. Italia decima per produzione pro-capite di plastica monouso

La Minderoo Foundation ha pubblicato il  rapporto “Plastic Waste Makers Index: Revealing the source of the single-use plastics crisis” che rivela le fonti e la reale portata della crisi globale dei rifiuti di plastica e dimostra che «Solo 20 companies, supportate da un piccolo gruppo di finanziatori, sono responsabili della produzione di oltre il 50% di plastica monouso “usa e getta” che finisce come rifiuti in tutto il mondo. Il rapporto è stato realizzato insieme a Wood Mackenzie, Planet Tracker, Profundo e Neural Alpha e a ricercatori del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment, della London School of Economics e dello Stockholm Environment Institute, mentre KPMG ha validato parte dei metodi e dati.

La Minderoo Foundation  ricorda che «Realizzata quasi esclusivamente con combustibili fossili, la plastica monouso è il tipo di plastica più comunemente scartato, diventando troppo spesso inquinante». Gli ambientalisti avevano precedentemente attribuito la colpa dei rifiuti di plastica allla politica di  packaging di prodotti come Pepsi e Coca-Cola, ma dal rapporto emerge come vera fonte della crisi un piccolo gruppo di compagnie petrolchimiche che producono “polimeri”, l’elemento costitutivo della plastica.

Infatti, la metà della plastica monouso che viene gettata via a livello globale proviene da 20 compagnie e in testa c’è la gigantesca multinazionale ExxonMobil che contribuisce con 5,9 milioni di tonnellate, seguita da vicino dall’azienda chimica statunitense Dow e dalla cinese Sinopec. 100 compagnie producono il 90% della  plastica monouso del mondo.

Quasi il 60% dei finanziamenti per la produzione monouso – un totale di 30 miliardi di dollari nel 2011 – proviene da sole 20 banche globali, con in testa Barclays, HSBC e Bank of America.

20 asset manager – guidati dalle società statunitensi Vanguard Group, BlackRock e Capital Group – detengono azioni per un valore di oltre 300 miliardi di dollari nelle società madri di produttori di polimeri plastici monouso. Di questi, 10 miliardi di dollari sono direttamente collegati alla produzione di polimeri monouso.

Il presidente e co-fondatore della Minderoo Foundation, Andrew Forrest AO, ricorda che «La plastificazione dei nostri oceani e il riscaldamento del nostro pianeta sono tra le più grandi minacce che l’umanità e la natura abbiano mai affrontato. A meno che i leader di governo, affari e finanziari non agiscano nell’interesse dei nostri figli e nipoti, gli sforzi globali non saranno sufficienti per invertire questa crisi. Questo significa: smettere di produrre nuova plastica e iniziare a utilizzare rifiuti di plastica riciclati, significa riassegnare il capitale dai produttori vergini a quelli che utilizzano materiali riciclati e, soprattutto, significa riprogettare la plastica in modo che non danneggi e sia compostabile, quindi come ogni altra elemento, ritorni alle sue molecole originali, non alle nano-plastiche. E dobbiamo agire adesso. Perché mentre litighiamo, gli oceani vengono spazzati via dalla plastica e l’ambiente viene distrutto dal riscaldamento globale».

Il rapporto mostra quali Paesi contribuiscono maggiormente alla crisi della plastica usa e getta: in testa ci sono l’Australia e gli Stati Uniti d’America che producono rispettivamente la maggior quantità di inquinamento da rifiuti di plastica monouso per abitante, con oltre 50 kg per persona all’anno. In confronto, una persona che vive in Cina, il più grande produttore di plastica monouso per volume – produce 18 kg di rifiuti di plastica monouso all’anno; in India si scende a soli 4 kg all’anno pro-capite. L’Italia è decima per produzione procapite di plastica monouso e tra i primi 20 produttori mondiali di plastica. Il Plastic Waste-Makers Index è un progetto dell’iniziativa No Plastic Waste della Minderoo Foundation che punta a creare un mondo senza inquinamento da plastica, un’economia della plastica veramente circolare, nella quale i combustibili fossili non vengono più utilizzati per produrre plastica.

Commentando il rapporto, l’ex vicepresidente Usa Al Gore ha sottolineato che «Individuare le cause profonde della crisi dei rifiuti di plastica ci consente di contribuire a risolverla. Le traiettorie della crisi climatica e della crisi dei rifiuti di plastica sono sorprendentemente simili e sempre più intrecciate. Poiché la consapevolezza del prezzo dell’inquinamento da plastica è cresciuta, l’industria petrolchimica ci ha detto che è colpa nostra e ha rivolto l’attenzione al cambiamento del comportamento da parte degli utenti finali di questi prodotti, piuttosto che affrontare il problema alla fonte».

Invece, la Fondazione Minderoo chiede che «Le società petrolchimiche devono essere tenute a divulgare la loro “impronta di rifiuti di plastica” e impegnarsi a passare dai combustibili fossili a modelli circolari di produzione di plastica; Banche e investitori devono trasferire capitali, investimenti e finanziamenti dalle compagnie che producono nuova plastica vergine a base di combustibili fossili a compagnie che utilizzano materie prime da plastiche riciclate».

Il rapporto mette anche a nudo la portata dell’inazione da parte dei produttori di plastica e il modo in cui stanno aggravando l’attuale crisi dei rifiuti di plastica usa e getta: entro i prossimi 5 anni la globale di plastica usa e getta dovrebbe aumentare del 30%, una crescita che porterà a 3 trilioni di singoli rifiuti di plastica usa e getta in più entro 2025; La plastica riciclata o le materie prime rappresentano non più del 2% della produzione globale di plastica monouso, il che significa che il 98% di queste materie plastiche sono prodotte da combustibili; In una valutazione delle migliori pratiche per il passaggio a forme di produzione a base circolare necessarie per affrontare la crisi, i produttori di plastica hanno un punteggio negativo; La recessione economica globale causata dalla pandemia di coronavirus ha spinto al ribasso il prezzo del petrolio, rendendo la plastica monouso a base di combustibili fossili ancora più attraente dal punto di vista finanziario.

Sam Fankhauser, professore di economia e politica dei cambiamenti climatici alla Smith School dell’università di Oxford ed ex direttore del Grantham Research Institute on Climate Change and the Environment della London School of Economics, sottolinea che «La nostra dipendenza da petrolio e gas non solo alimenta il cambiamento climatico ma poiché è il materiale primario utilizzato nella produzione di plastica usa e getta, sta anche devastando i nostri oceani. Se vogliamo affrontare con successo queste crisi interconnesse, è di fondamentale importanza che le compagnie petrolchimiche si spostino verso alternative basate sull’economia circolare. I vantaggi offerti sono trasformativi ed estremamente vantaggiosi non solo per il nostro ambiente e gli ecosistemi, ma anche per le comunità che vivono con le realtà dell’inquinamento da plastica».

Secondo il rapporto “Breaking the Plastic Wave” 2020 di Pew Charitable Trusts e SYSTEMIQ, nel 2019, più di 130 milioni di tonnellate di plastica monouso sono finite tra i rifiuti, quasi tutte bruciate, seppellite in discarica o gettate direttamente nell’ambiente. Il 19% di questi rifiuti – circa 25 milioni di tonnellate metriche – è diventato inquinamento, scaricato negli oceani o sulla terraferma, il che equivale al peso di oltre 23.000 balenottere azzurre, a significare l’entità della crisi, che sta già avendo devastanti conseguenze ecologiche, sociali e ambientali.

Toby Gardner, senior research fellow dello Stockholm Environment Institute, conclude: «Questa è la prima volta che i flussi finanziari e dei materiali della produzione di plastica monouso sono stati mappati a livello globale e ricondotti alla loro fonte, rivelando la vastità della crisi globale che abbiamo tra le mani, è fondamentale che spezziamo il modello dell’inazione. Non puoi gestire ciò che non puoi misurare. Basandosi sull’analisi pubblicata, questo è il motivo per cui è così importante che il piccolo gruppo di compagnie e banche che dominano la produzione globale di plastica usa e getta inizi a divulgare i propri dati».

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