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Serve un patto europeo per la casa per risolvere la crisi degli affitti cari e degli appartamenti vuoti

dititto alla casa

Cento città, regioni e gli eurodeputati hanno proposto un piano per fronteggiare la crisi abitativa e tutelare il territorio, ma la competenza è degli Stati membri . Intanto l’Unione ha già messo a punto il Renovation Wave, un progetto volto a favorire un’edilizia sociale fatta di infrastrutture sostenibili che riducono l’impatto sull’ambiente.

L’accesso alla casa rappresenta un problema per molti cittadini europei. Lo aveva dimostrato nell’ottobre 2019 il rapporto biennale curato dall’Housing Europe Observatory, che fotografa la condizione abitativa in Europa, e l’emergenza sanitaria ha ulteriormente evidenziato l’urgenza di una strategia dell’Unione in materia di alloggi sociali a prezzi accessibili. Nonostante la politica abitativa sia di competenza degli Stati membri, un progetto d’azione comunitario aiuterebbe le regioni e le città europee a prepararsi in modo coerente alle iniziative del Green Deal per l’edilizia e del Pilastro europeo dei diritti sociali. Si tratta di interventi che incentivano rispettivamente gli investimenti sostenibili e l’interesse alle pari opportunità, a condizioni di lavoro eque e alla protezione sociale.

L’Italia nel rapporto biennale sulla condizione abitativa in Europa
La situazione italiana emersa dal rapporto biennale sottolinea che solo il 4 per cento della popolazione ha un alloggio con affitto concordato, mentre l’11 per cento ha accesso a case sovraffollate o carenti di servizi di prima necessità. Inoltre sono 700.000 gli alloggi pubblici disponibili, a fronte di 650.000 richieste già approvate: pertanto il numero degli iscritti alle liste di attesa municipali è quasi pari al numero di alloggi esistenti. Un’iniziativa interessante in tal senso arriva dalla città di Bologna che ha stanziato 61 milioni per creare entro il 2020 mille case, in collaborazione con l’Azienda case Emilia-Romagna (Acer).

L’andamento generale emerso dall’indagine
Tra il 2017 e il 2019 un numero crescente di famiglie ha sacrificato oltre il 40 per cento del proprio bilancio per l’appartamento, mentre un cittadino su 20 abita in un alloggio sovraffollato. Il problema legato ai costi eccessivi delle case non riguarda soltanto le persone in difficoltà, ma preoccupa per le sue conseguenze sulla popolazione con un reddito più alto rispetto alla soglia per ottenere un alloggio sociale, che quindi non può permettersi una casa in città o vicina al posto di lavoro. Così, ai costi più bassi delle soluzioni trovate in periferia, subentrano comunque le spese per la mobilità e squilibri funzionali che si riflettono sul rincaro degli affitti, nonché sull’inquinamento. Anche il cosiddetto “effetto Airbnb” sta alimentando questa spirale, riducendo la disponibilità di alloggi per i residenti.

I prezzi delle case
I prezzi variano da uno Stato membro all’altro e sono evidenti le differenze tra le capitali, le città secondarie e il resto del territorio. Ci sono tante metropoli europee con un mercato immobiliare attivo in termini di domanda, vista la mobilità dei nuclei familiari in cerca di occupazione. Ma il prezzo dei terreni è spesso la parte meno accessibile dell’alloggio, se si considera il loro utilizzo spendibile in diversi settori come l’edilizia abitativa, le infrastrutture pubbliche, l’agricoltura e la destinazione commerciale.

La gente viene quindi lasciata fuori dalle soluzioni abitative urbane e questa precarietà premia le zone rurali, che a loro volta aumentano i prezzi generando esclusione sociale. Se da una parte gli Stati membri possono quindi definire i criteri dei loro servizi pubblici, la Commissione deve monitorare che siano rispettati i valori dell’Unione – uguaglianza, dignità umana – e le norme europee in materia di alloggi. Al protocollo 6 del Trattato sul funzionamento dell’Ue (Tfue) si chiede infatti agli Stati di garantire qualità, sicurezza e accessibilità universale alla casa nel rispetto dei diritti degli utenti.

Quanto costano gli alloggi in Europa durante l’emergenza sanitaria
Il portale HousingAnywhere ha condotto un’indagine sui prezzi degli affitti nel terzo trimestre del 2020, rispetto ai mesi del lockdown, analizzando 102.169 annunci immobiliari disponibili sulla piattaforma tra luglio 2019 e settembre 2020. In Europa si sta assistendo a una ripresa dal calo legato al Covid, soprattutto a Firenze, Torino e Parigi che hanno registrato i maggiori aumenti in questo trimestre.

Parigi è ora la città più costosa d’Europa in termini di affitti, con bilocali a 1755 euro e stanze a 662 euro, mentre i prezzi di Londra crollano poiché molti affittuari hanno lasciato la città e, rispetto agli anni precedenti, sono arrivati meno expat e studenti internazionali. A Firenze invece un bilocale si trova a 937 euro e una singola a 431, nonostante sia tra le cinque città europee, insieme a Torino, Milano, Roma e Berlino (quattro su cinque sono italiane, sono evidenti quindi le conseguenze della prima ondata da coronavirus), che hanno subito il calo di affitti più drastico, rispetto al terzo trimestre del 2019.

Uguaglianza nei diritti abitativi e sostenibilità: il bisogno di un piano d’azione comunitario
Il Comitato economico e sociale europeo (Cese) si è fatto promotore di un piano d’azione europeo in materia di alloggi dignitosi ed economicamente accessibili, guardando a una popolazione più eterogenea che include i senzatetto, gli indigenti, ma anche i giovani e le famiglie in cerca di una nuova sistemazione. L’attuale emergenza sanitaria ha riacceso il dibattito sulla disuguaglianza nei diritti abitativi che preoccupa l’Europa, aprendo anche all’urgenza di riconvertire gli spazi urbani per contrastare la crisi climatica. È quindi importante continuare a costruire nell’ottica di un’edilizia sociale, ma al tempo stesso bisogna farlo meglio per ridurre l’impatto sull’ambiente: gli edifici sono infatti responsabili del 40 per cento del consumo energetico europeo e del 36 per cento delle emissioni di gas serra.

Un “Patto europeo per la casa” per pianificare la ripresa
Più di cento città, regioni e deputati europei hanno proposto un “Patto europeo per la casa“, considerato uno dei pilastri del piano di ripresa. I firmatari lo hanno presentato durante la scorsa European Week of Regions and Cities, tenutasi dal 12 al 15 ottobre a Bruxelles, indicando la sua utilità nell’esecuzione di una nuova stagione di investimenti pubblici per risolvere la crisi abitativa.

L’intuizione del Patto per la casa è sostenuta dal Renovation Wave, il progetto messo a punto per ridurre la povertà energetica e per abbattere le emissioni raddoppiando il tasso di ristrutturazione. «Vogliamo che in Europa chiunque possa illuminare la propria casa, riscaldarla o rinfrescarla senza danneggiare sé stesso e il pianeta», ha dichiarato Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, che si dice fiducioso dell’impatto del programma anche in termini di nuovi posti di lavoro. Investire negli edifici, infatti, richiede manodopera e dà impulso al settore delle costruzioni che, con attrezzature energeticamente efficienti, apporta valore a lungo termine ai beni immobili.

Al Patto europeo per la casa, insieme ai sindaci di Lisbona, Bruxelles, Siviglia, Mannheim, Budapest, hanno aderito Arianna Censi, vicesindaca di Milano, Virginio Merola, sindaco di Bologna, Elena Piastra, sindaca di Settimo Torinese, amministratori regionali e locali e oltre 50 deputati europei del gruppo Socialists and Democrats (S&D), tra cui Brando Benifei, capo delegazione del Pd, Elisabetta Gualmini, Pierfrancesco Majorino, Giuliano Pisapia, e Massimiliano Smeriglio.

Questa strategia consegna un ruolo di primo piano proprio alle città e alle regioni che, sostenute dal nuovo quadro finanziario quadriennale sviluppato in particolare con il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e il Fondo sociale europeo + (Fse+), il Piano di ripresa dell’Ue NextGenerationEU, InvestEU e il Just Transition Fund, potranno realizzare sui territori alloggi adeguati alle condizioni delle famiglie, in linea con la qualità dell’ambiente e integrati alle politiche dedicate ai trasporti. E non solo, perché nelle città si sta assistendo all’evoluzione degli housing providers che spesso, oltre agli alloggi, offrono altri servizi di natura economica e sociale. Pensiamo per esempio alle partnership con i centri per l’impiego, come nel caso dell’Emploi-Logement francese.

L’Italia al centro della Settimana europea delle regioni e delle città
Durante l’introduzione del “Patto per la casa” nell’ambito della European Week of Regions and Cities, l’Italia è stata presentata come un modello per le politiche abitative con il programma di risparmio energetico, antisismico e di accessibilità degli edifici messo a punto dalla città di Bologna. Il sindaco Virginio Merola, che ha partecipato al panel, ha ricordato che da febbraio il fondo per il sostegno agli affitti ha raggiunto i 6 milioni di euro (che si aggiunge, a seguito dell’emergenza coronavirus, a quello di 1.7 milioni per i fuorisede con i redditi più bassi) e l’arrivo di co-housing e condomini intergenerazionali, concentrati sulle aree dismesse come le ex-caserme.

Anche Enrico Rossi, ex governatore della Toscana e vicepresidente del gruppo socialista al Comitato europeo delle regioni (CoR), nominato relatore per la Renovation Wave, si è esposto circa la necessità di rigenerare l’architettura urbana europea in vista dell’obiettivo sulla neutralità climatica entro il 2050. Il Patto per la casa è quindi fondamentale per la tutela dei territori, che vanno attrezzati con infrastrutture sostenibili, potenziate nel digitale e nell’uso dell’idrogeno come fonte rinnovabile.

«La nostra proposta, insieme all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, deve diventare il pilastro per la ripresa. Non c’è modo di retrocedere – si legge nel Patto – bisogna piuttosto andare avanti e fare in modo che tutti abbiano un posto da chiamare casa. Perché solo così possiamo costruire un’Unione europea che non lasci indietro nessuno».

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