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PNRR, rivoluzione verde e transizione ecologica valgono 57 miliardi di euro

trasizione ecologica

18,51 miliardi sono destinati al superbonus 110% ma la proroga al 2023 è a rischio

22/04/2021 – Riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica e contribuire ad affrontare le debolezze strutturali dell’economia italiana.

Sono questi i due obiettivi chiave del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) indicati dal Governo nel documento di presentazione del 22 aprile 2021.

Per raggiungerli, sono previsti investimenti raggruppati in 16 Componenti, a loro volta organizzate in 6 Missioni, oltre ad un “ambizioso e coerente pacchetto riforme”. Investimenti e riforme puntano ad affrontare in modo orizzontale e strutturato i tre problemi di fondo:

1. disuguaglianza di genere;
2. inclusione giovanile;
3. divari territoriali.

6 Missioni per complessivi 221,5 miliardi di euro

Alle 6 Missioni – digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica, infrastrutture sostenibili, istruzione e ricerca, inclusione e coesione, salute – sono destinati complessivamente 221,5 miliardi di euro, provenienti dal Recovery Fund (191,5 miliardi di euro) e dal Fondo complementare (30 miliardi di euro).

Alla Missione ‘Digitalizzazione, innovazione, conmpetitività e cultura’ sono assegnati 42,5 miliardi di euro. Tra le azioni ci sono: la digitalizzazione della pubblica amministrazione, incentivi per la transizione digitale nel settore privato e la banda ultralarga in tutto il Paese. Nella voce ‘Cultura’ è prevista la rigenerazione culturale di piccoli siti turistici, aree rurali e periferie urbane.

Alla Missione ‘Infrastrutture per una mobilità sostenibile’ sono destinati 25,3 miliardi di euro per realizzare ferrovie ad alta velocità e alta velocità di rete, potenziare le linee ferroviarie regionali, digitalizzare la logistica. Alla Missione ‘Istruzione e Ricerca’ sono assegnati 31,9 miliardi di euro. Tra le azioni ci sono la realizzazione di asili nido e il risanamento strutturale degli edifici scolastici.

Alla Missione ‘Inclusione e coesione’ sono assegnati 19,1 miliardi di euro. Tra le azioni ci sono la rigenerazione urbana nei Comuni sopra i 15.000 abitanti e piani urbani integrati per le periferie delle città metropolitane, anche in co-progettazione con il terzo settore, e investimenti infrastrutturali per le Zone Economiche Speciali (ZES). Alla Missione ‘Salute’ sono destinati 15,6 miliardi di euro. Tra le azioni c’è l’aggiornamento del parco tecnologico, delle attrezzature e delle infrastrutture.

Superbonus, in forse la proroga al 2023

Alla Missione ‘Rivoluzione verde e transizione ecologica’ sono assegnati 57 miliardi di euro. Tra le azioni: semplificazione per le rinnovabili, incentivi per incrementare l’efficienza energetica degli edifici privati e pubblici, investimenti per ridurre il dissesto idrogeologico, investimenti nelle infrastrutture idriche.

Nella tabella di dettaglio del Recovery Fund relativa a questa missione c’è la voce ‘Ecobonus e sismabonus fino al 110% per l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici’ alla quale sono destinati 10,26 miliardi di euro, mentre nella tabella del Fondo complementare al superbonus 110% sono destinati 8,25 miliardi di euro (per complessivi 18,51 miliardi di euro). Si tratta delle stesse cifre previste dalla bozza di PNRR del Governo Conte.

Ricordiamo che ad oggi, per effetto della Legge di Bilancio 2021, il superbonus scade il 30 giugno 2022 per le singole abitazioni e il 31 dicembre 2022 per gli edifici condominiali che abbiano concluso a giugno il 60% dei lavori. Con le risorse del Recovery Fund e del Fondo complementare (18,51 miliardi di euro), gli operatori del settore ritengono che sia difficile arrivare al 2023 e che sia più probabile che bastino solo per prorogare il superbonus a dicembre 2022 per tutti.

Eppure, poco più di un mese fa, il Governo sembrava orientato alla proroga al 2023. Il dibattito è aperto. Vedremo cosa deciderà domani il Consiglio dei Ministri.

Le riforme strutturali: Pubblica amministrazione e Giustizia

La riforma della Pubblica amministrazione è necessaria per ‘ringiovanire’ il personale, riqualificarlo e digitalizzarlo. Si procederà a nuove assunzioni, semplificazioni, formazione.

Problemi e soluzioni simili sono previste per il settore della giustizia: l’eccessiva durata dei processi e la mole di arretrati saranno contrastate con digitalizzazione e riorganizzazione e revisione delle procedure.

Orizzontali rispetto alle 6 Missioni sono le riforme abilitanti, necessarie per garantire attuazione e massimo impatto agli investimenti. Alcuni esempi: le semplificazioni per la concessione di permessi e autorizzazioni, la modifica del Codice Appalti, nuove regole per le rinnovabili.

L’impatto che il PNRR avrà sull’economia, secondo il Governo, consisterà in un sostegno alla ripresa ciclica e nell’aumento della crescita potenziale. La previsione per il 2022-2026 è la crescita media del PIL di 1,4 punti; nel 2026 il PIL sarà di 3 punti percentuali più alto rispetto allo scenario senza PNRR.

Come già spiegato da Draghi in Parlamento, la responsabilità dell’attuazione del PNRR – realizzazione degli investimenti e delle riforme nei tempi concordati e gestione delle risorse – sarà in capo ai Ministeri e agli enti locali e territoriali. Il Ministero dell’Economia controllerà l’avanzamento delle riforme e degli investimenti e fungerà da punto di contatto con la Commissione europea.

L’ambizioso obiettivo del PNRR è quello di avviare una crescita economica più robusta, sostenibile e inclusiva, impostare una burocrazia più efficiente, rapida e digitalizzata, costruire infrastrutture di trasporto resilienti e diffuse su territorio.

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