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Philadelphia e i bambini avvelenati nelle case

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L’unica via possibile è il risanamento delle abitazioni. Ma il 90% della città è anteriore agli anni Settanta.

A Philadelphia 2.881 bambini, che hanno un’età inferiore ai sette anni, sono stati avvelenati. Lo rivela il Rapporto annuale sul piombo nei bambini, presentato a gennaio scorso e riferibile al 2018: i dati scientifici mostrano che, nella città più grande della Pennsylvania, almeno il 7,6% della popolazione presenta 5 µg / dL di piombo nel sangue. Una dose che compromette l’adeguato funzionamento delle attività neuronali e che, secondo i ricercatori, fornisce una vaga idea dell’entità di questo problema, visto che è stato testato solo il 30% dei bambini della città. Secondo il quotidiano locale Philadelphia Inquirerun bambino su cinque è avvelenato nelle periferie della città, abitate principalmente da uomini di colore, latinos e migranti.

Le cause

Negli Stati Uniti, l’utilizzo del piombo è diventato un caso a partire dal 2016, quando nella città di Flint, in Michigan, il Michigan Radio Report denunciò l’avvelenamento del 3% dei bambini dopo che la pubblica amministrazione cittadina scelse una differente fonte d’acqua per gli abitanti. Quattro anni fa, Philadelphia era considerata fra le diciassettesima città in Philadelphia con bambini classificati come “contaminati”. Ad avvalorare i tragici numeri emersi dal report, è stata pubblicata un’indagine dello stato di Pennsylvania, che ha messo in guardia tutte le 67 contee di cui è composto sull’avvelenamento dal metallo pesante. Ad essere colpiti sono soprattutto i bambini: soggetti più fragili perché, nel loro processo di crescita, possono sviluppare diverse forme di autismo, talune anche gravi. Secondo il Center for Disease Control degli Stati Uniti, non esiste un livello di piombo sicuro: questo spiega perché decine di bambini riportino danni irreversibili al sistema nervoso o altri organi. Quello più diffuso è l’autismo che, associato a contesti di margine nelle periferie, alimenta la criminalità e la dispersione scolastica. The Guardian ha riportato la storia di una giovane madre, che ora assiste il suo piccolino affetto da autismo nonostante una vita sana. L’esposizione al piombo durante la gravidanza, inoltre, può compromettere il normale sviluppo del feto.

Case mortali

La causa principale di quella che si configura come una piaga sociale riguarda il piombo utilizzato nei decenni scorsi nelle vernici per gli infissi, quali porte e finestre. Il piombo è un metallo pesante impercettibile all’olfatto e alla vista, ancor di più nelle case di una volta dove, utilizzato copiosamente, ora si sbriciole. Eppure, il piono è stato messo al bando nelle vernici oltre 40 anni fa, ma nella città di Philadelphia ciò conta poco, perchè il 90% degli edifici è anteriore al 1978, anno di entrata in vigore della legge. L’iter legislativo ha una tappa importante nel 2012, quando è stata approvata una norma che imponeva ai proprietari immobiliari di rilasciare alle famiglie che acquistavano una casa con bambini di età inferiore ai 7 anni un certificato che ne comprovasse l’agibilità prima del trasferimento: anche in questo caso le aspettative sono state disattese, nella maggior parte dei casi. Come sostiene The Guardian, non resta che riporre le speranze nella modifica alla legge che impone, a partire da ottobre 2020, un certificato di sicurezza; pena: il ritiro della licenza. Philadelphia ha preso a modello le recenti norme attuate in città simili, come Rochester e Baltimore.

Ma la realtà per molte famiglie ai margini della società americana non cambia: secondo George Dalembert, pediatra del Children’s Hospital di Philadelphia, “una volta fatto il danno […], le conseguenze sono a lungo termine”. Resta l’amara verità per molti di loro: se avessero saputo che vivere in una casa sarebbe stato fatale per loro e i loro figli, avrebbero certamento cercato altrove.

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