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Il World energy outlook 2020 alla luce della pandemia Iea, il picco del petrolio ci sarà entro dieci anni (quello del carbone c’è già stato) ma rispunta l’opzione rilancio del nucleare

depositi di greggio

“Il solare fotovoltaico è ora costantemente più economico delle nuove centrali elettriche a carbone o gas nella maggior parte dei paesi”.

Forse ci siamo davvero. Il picco del petrolio sembra alle porte, massimo entro un decennio, il carbone è ormai residuale e il sole sarà senza ombra di dubbio il grande protagonista dei prossimi decenni. “L’era della crescita della domanda mondiale di petrolio finirà nel prossimo decennio – ha affermato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Aie – Ma senza un grande cambiamento nelle politiche del governo, non c’è segno di un rapido declino. Sulla base delle impostazioni politiche odierne, un rimbalzo economico globale spingerebbe presto la domanda di petrolio ai livelli pre-crisi”.

A scattare la fotografia commentata da Birol, per completare la quale va detto che idroelettrico ed eolico (onshore e offshore) non saranno affatto solo comprimari, è il World Energy Outlook 2020, la pubblicazione di punta dell’Agenzia internazionale dell’energia. Ed è qui che si specifica che “la domanda di carbone non torna ai livelli pre-crisi, con la sua quota nel mix energetico 2040 che scende al di sotto del 20% per la prima volta dalla rivoluzione industriale”.

Attenzione, non tutto è oro quello che luccica, perché per l’Aie anche il nucleare farà la sua parte, tanto che in quello che ritengono il miglior scenario di “sviluppo sostenibile”, “Oltre alla rapida crescita delle tecnologie solari, eoliche e di efficienza energetica, i prossimi 10 anni vedrebbero un forte aumento della cattura, dell’utilizzo e dello stoccaggio dell’idrogeno e del carbonio e un nuovo slancio all’energia nucleare”. Un’opzione che lascia più di un dubbio sulla sua reale efficacia.

Detto questo, ovviamente il punto di partenza e in parte il focus dell’Outlook è l’impatto della pandemia, che viene così sintetizzato: la domanda globale di energia è destinata a diminuire del 5% nel 2020, le emissioni di CO2 legate all’energia del 7% e gli investimenti energetici del 18%.

In questo contesto, quattro gli scenari possibili secondo l’Aie: nello scenario delle “politiche dichiarate”, che riflette le intenzioni e gli obiettivi politici annunciati, la domanda globale di energia torna al livello pre-crisi all’inizio del 2023. Tuttavia, in caso di una pandemia prolungata e di una recessione più profonda, ciò non accade fino al 2025, e questo è lo scenario di “recupero ritardato”. E il carbone fa la fine che abbiamo detto poc’anzi.

Viene poi chiarito e sottolineato che “le energie rinnovabili assumono un ruolo da protagonista in tutti i nostri scenari, con il solare al centro della scena. Politiche di sostegno e tecnologie in fase di maturazione consentono un accesso molto economico al capitale nei principali mercati. Il solare fotovoltaico è ora costantemente più economico delle nuove centrali elettriche a carbone o gas nella maggior parte dei paesi e i progetti solari offrono l’elettricità con il costo più basso mai visto. Nello scenario delle politiche dichiarate, le energie rinnovabili soddisfano l’80% della crescita della domanda globale di elettricità nel prossimo decennio. L’energia idroelettrica rimane la principale fonte rinnovabile, ma il solare è la principale fonte di crescita, seguita dall’eolico onshore e offshore”.

“Vedo il solare diventare il nuovo re dei mercati mondiali dell’elettricità. Sulla base delle impostazioni politiche odierne, è sulla buona strada per stabilire nuovi record per la distribuzione ogni anno dopo il 2022 – aggiunge Birol – Se i governi e gli investitori intensificassero i loro sforzi per l’energia pulita in linea con il nostro scenario di sviluppo sostenibile, la crescita di energia solare ed eolica sarebbe ancora più spettacolare e estremamente incoraggiante per superare la sfida climatica del mondo”.

Il WEO-2020 mostra inoltre che una forte crescita delle energie rinnovabili deve essere accompagnata da solidi investimenti nelle reti elettriche. Senza investimenti sufficienti, le reti si dimostreranno un anello debole nella trasformazione del settore energetico, con implicazioni per l’affidabilità e la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico.

Ma la crisi, che ha avuto come detto alcuni aspetti ambientalmente positivi, si fa sentire in negativo soprattutto tra i paesi (e le fasce sociali) più vulnerabili. La pandemia ad esempio ha invertito diversi anni di calo del numero di persone nell’Africa subsahariana senza accesso all’elettricità. E un aumento dei livelli di povertà potrebbe aver reso i servizi elettrici di base inaccessibili per oltre 100 milioni di persone in tutto il mondo che prima di Covid-19 avevano collegamenti elettrici.

Più in generale, il report evidenzia che le emissioni globali di gas serra dovrebbero riprendersi più lentamente rispetto alla crisi finanziaria del 2008-2009, ma il mondo è ancora lontano da una ripresa sostenibile. Un cambiamento radicale negli investimenti nell’energia pulita offre un modo per stimolare la crescita economica, creare posti di lavoro e ridurre le emissioni. Il guaio, come sottolinea lo stesso outlook, è che “questo approccio non ha ancora avuto un posto di rilievo nei piani proposti fino ad oggi, tranne nell’Unione europea, nel Regno Unito, in Canada, in Corea, in Nuova Zelanda e in una manciata di altri paesi”.

“Nonostante un calo record delle emissioni globali quest’anno, il mondo è lontano dal fare abbastanza per metterle in un declino decisivo. La recessione economica ha temporaneamente soppresso le emissioni, ma la bassa crescita economica non è una strategia a basse emissioni – è una strategia che servirebbe solo a impoverire ulteriormente le popolazioni più vulnerabili del mondo”, conclude Birol. E questo sarebbe il peggiore degli scenari. Per guidare il Pianeta verso la sostenibilità, serve appunto una guida. Sperare che gli eventi catastrofici e le conseguenti risposte del mercato risolvano tutto è pura illusione.

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