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Entro il 2030 fino a 160 000 nuovi posti di lavoro verdi nel settore edile La ripresa verde inizia da casa: ristrutturare gli edifici per cambiare l’economia e non il clima

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L’Ue punta almeno a raddoppiare i tassi di ristrutturazione nei prossimi dieci anni per ridurre il consumo di energia e migliorare la qualità di vita delle persone.

Durante il lockdown la casa è stata il centro della vita quotidiana di milioni di italiani: un ufficio per i telelavoratori, un asilo o un’aula provvisori per i bambini, un luogo di acquisti online. Un’esperienza che ha messo in evidenza l’importanza degli edifici in cui trascorriamo buona parte della nostra vita, ma anche le loro debolezze: i dati sulla povertà energetica mostrano che quasi 34 milioni di europei non possono permettersi di riscaldare adeguatamente le loro abitazioni, e al contempo le ristrutturazioni per l’efficienza energetica non decollano. Un nodo che oggi la Commissione Ue affronta pubblicando la strategia Ondata di ristrutturazioni, che punta almeno a raddoppiare i tassi di ristrutturazione nei prossimi dieci anni per ridurre il consumo di energia difendendo portafogli e clima.

«Vogliamo che in Europa tutti possano illuminare la propria casa, riscaldarla o raffrescarla senza rovinarsi né rovinare il pianeta», sintetizza Frans Timmermans, vicepresidente esecutivo responsabile per il Green deal europeo. L’obiettivo è sfidante: entro il 2030 potrebbero essere ristrutturati 35 milioni di edifici e creati fino a 160 000 nuovi posti di lavoro verdi nel settore edile.

Oggi gli edifici consumano circa il 40 % dell’energia e rilasciano il 36 % delle emissioni di gas serra dell’Ue, ma ogni anno solo l’1% è sottoposto a lavori di ristrutturazione a fini di efficientamento energetico: è perciò indispensabile mettere in campo interventi efficaci per rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050. Offrendo al contempo una risposta alla povertà energetica e un sostegno alla salute, grazie alla riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Oggi l’85% degli edifici dell’Ue ha più di 20 anni e l’85-95 % saranno verosimilmente ancora in uso nel 2050, ragion per cui l’ondata di ristrutturazioni è necessaria per adeguarli ai nuovi standard. Più nel dettaglio, per abbattere le emissioni di almeno 55% entro il 2030 come proposto dalla Commissione Ue – l’Europarlamento punta invece al 60% –, l’Europa deve ridurre le emissioni di gas serra degli edifici del 60%, il loro consumo energetico del 14 % e il consumo energetico per riscaldamento e raffrescamento del 18%.

Partendo da questa consapevolezza, la nuova strategia Ue darà priorità a tre settori: decarbonizzazione del riscaldamento e del raffrescamento; lotta alla povertà e all’inefficienza energetiche; ristrutturazione di edifici pubblici quali scuole, ospedali e uffici.

«La ripresa verde comincia da casa. Con questa iniziativa – spiega la commissaria per l’Energia Kadri Simson – affronteremo i numerosi ostacoli che oggi rendono la ristrutturazione complessa, costosa e lenta, frenando molti interventi necessari. Proporremo modi migliori per misurare i benefici della ristrutturazione, standard minimi di prestazione energetica, finanziamenti Ue più consistenti e maggiore assistenza tecnica, incoraggeremo i mutui verdi e sosterremo l’aumento della quota di rinnovabili nel riscaldamento e nel raffrescamento: tutti elementi che creeranno un nuovo contesto per i proprietari di abitazioni, i locatari e le autorità pubbliche».

L’esperienza italiana, dove il Governo ha da poco lanciato il nuovo superbonus al 110%, mostra che incentivare la ristrutturazione degli edifici conviene e non solo ai proprietari. L’ultimo report elaborato dal Cresme su richiesta della Camera mostra che gli incentivi fiscali per il recupero edilizio e per la riqualificazione energetica, dal 1998 al 2019, hanno attivato investimenti pari a quasi 322 miliardi di euro.

Più nel dettaglio, i 231,3 miliardi di euro attivati dagli incentivi nel periodo 2011-2019 hanno attivato oltre 2,3 milioni di occupati diretti nel settore del recupero edilizio e della riqualificazione energetica e oltre 1,1 milione di occupati indiretti nelle industrie e nei servizi collegati.

Anche lo Stato c’ha guadagnato. A fronte di minori introiti conseguenti alla defiscalizzazione e stimati in 151,5 miliardi di euro, il saldo resta comunque positivo per circa 8,7 miliardi di euro grazie all’incremento del gettito (positivo), e dalle maggiori entrate derivanti dalla Matrice di contabilità Sociale. Allargando poi il campo della valutazione a tutti gli attori che rivestono un ruolo nel sistema in cui si inseriscono le agevolazioni, ossia Stato, Famiglie e Imprese, secondo il Cresme si delineerebbe – nel periodo 1998-2018 – un saldo positivo per il sistema Paese valutabile in 26,7 miliardi di euro.

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