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Covid-19 e transizione energetica

55F696A1-0E9C-4244-8257-61D61EC38119 di Augusto Pascucci
La pandemia da coronavirus è entrata a gamba tesa nello scenario energetico sparigliando le carte tra i produttori storici di energia da filiera fossile e i nuovi produttori smart energy della filiera rinnovabile.
Con il prezzo del barile di greggio che da due settimane a questa parte che oscilla ampiamente sotto i 30$ al barile e vi rimarrà per qualche anno verrebbe da dire che il futuro dell’energia basata sulle fonti rinnovabili è rinviato. A quando? Proviamo a capire fino a quando la transizione energetica da fossile a rinnovabile verrà rinviata.
Dai primi scenari macroeconomici il danno all’economia prodotto dal coronavirus è già valutato oltre il 6% del PIL mondiale e se allo stesso livello non si interviene velocemente con misure a sostegno dell’economia reale, con un piano shock di interventi finanziari, la riduzione delle attività produttive e il tracollo dei redditi prodotto dalla disoccupazione renderà del tutto contingente l’obiettivo di riduzione della CO2 perché sarà fisiologicamente realizzato dalla depressione economica globale.
Se lo scenario dovesse essere questo non vi è dubbio che tutte le filiere basate sulle risorse fossili saranno e rimarranno a lungo più competitive rispetto a quelle rinnovabili, per il semplice motivo che sarà più conveniente allungare la vita tecnologica di tutte le conoscenze oggi raggiunte in questa filiera. Questa scelta, in una fase di depressione economica, mette al sicuro gli investitori dal rischio di impiegare capitali in attività e tecnologie ancora molto costose, le rinnovabili, e dagli incerti ritorni dei ricavi per effetto dei maggiori costi attuali della filiera delle rinnovabili.
Pensiamo ai costi della ricerca sulle fonti rinnovabili per rendere i prodotti e i servizi dell’intera filiera accessibili alla maggior parte dei cittadini. Cioè rendere la nuova energia una fonte sicura, disponibile e di massa. Con redditi inferiori a 35.000 $ l’anno, che rappresentano il 90% della popolazione mondiale, quanti saranno i cittadini che potranno realisticamente avere accesso a questa fonte di energia? Davvero pensiamo che questa massa globale di utenti sia in grado, dopo aver soddisfatto i bisogni primari, di avere ancora reddito da investire sulla qualità della fonte energetica? davvero pensiamo che potranno acquistare nuove attrezzature per l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia da fonte rinnovabile? Veramente immaginiamo che in uno scenario economico di grande depressione e con aumenti importanti della disoccupazione ci saranno cittadini che metteranno tra le priorità le fonti rinnovabili e la lotta alla CO2?
Per queste ragioni penso che il futuro sarà ancora basato sul petrolio e sulle commodities della sua filiera, etilene e propilene, e la loro presenza sarà ancor più pervasiva nelle attività di trasformazione delle produzioni affini come quelle tessili,metalmeccaniche e alimentari.
Anche l’energia utilizzata dalle imprese produttive e dal sistema dei trasporti rimarrà prevalentemente ancorata alla filiera fossile. In uno scenario di crisi le grandi imprese ma anche le medie e le piccole non avranno dubbi a contenere i costi con la scelta della filiera eneretica più economica, la fossile. Anche il settore dell’auto troverà vantaggioso dare una seconda giovinezza ai motori termici perché le auto elettriche purchè semplificate nell’assemblaggio hanno costi troppo elevati per le batterie e le attività di manutenzione.
A prezzi bassi e costanti del barile forse riusciremo a mettere fine allo scempio dei territori con le tecniche estrattive dello shale oil che oltre a deturpare permanentemente i paesaggi è tra le industria più responsabili di consumo di acqua dolce del pianeta. Sembrerà una piccola rivincita sul piano ambientale ma il futuro ci riserva la possibilità di gustare meglio e in modo più consapevole gli obiettivi.
L’era del petrolio non è ancora finita.

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