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Cop26, Rapporto di sintesi Ndc aggiornato: così +16% emissioni e +2,7°C entro la fine del secolo

 

ambiente

L’United Nations framework convention on climate change (Unfccc) ha pubblicato un aggiornamento della sintesi dei Nationally Determined Contributions (NDC) di tutti i Paesi Onu  e dic he che «L’aggiornamento dei risultati chiave dell’NDC Synthesis Report Rapporto conferma i trend generali individuatìi dal rapporto completo, che è stato rilasciato il 17 settembre 2021». L’aggiornamento del rapporto sintetizza le informazioni degli ultimi 165 NDC disponibili, che rappresentano tutte le 192 Parti dell’Accordo di Parigi, inclusi i 116 NDC nuovi o aggiornati comunicati da 143 Parti il ​​12 ottobre 2021, rispetto agli 86 NDC nuovi o aggiornati coperti dall’accordo di Parigi nel Rapporto di settembre

Il Rapporto di Sintesi è stato richiesto dalle Parti del Accordo di Parigi per assisterle nella valutazione dei progressi dell’azione climatica in vista della 26esima Conferenza delle parti Onu  sui cambiamenti climatici (COP26 Unfccc) che inizia 31 ottobre e durerà fino al 12 novembre a Glasgow, in Scozia. L’Unfccc spiega ancora che «Questo aggiornamento del Rapporto di sintesi viene fornito per garantire che le parti abbiano le informazioni più recenti da prendere in considerazione considerare alla COP26» e aggiunge che «Le informazioni ricevute confermano che i piani d’azione per il clima aggiornati o nuovi possono essere efficaci nel ridurre le emissioni di gas serra nel tempo. Per il gruppo di 143 parti che hanno presentato NDC nuovi o aggiornati, si stima che le emissioni totali di gas serra saranno circa il 9% inferiori al livello del 2010 entro il 2030. Inoltre, all’interno di quel gruppo, circa 71 parti hanno comunicato un obiettivo di carbon nutrality intorno alla metà del secolo. Il rapporto rileva che il livello totale di emissioni di gas serra di queste parti potrebbe essere inferiore dell’83 – 88% nel 2050 rispetto al 2019. Tuttavia, il rapporto aggiornato conferma anche che, per tutti gli NDC disponibili di tutte le 192 parti prese insieme, nel 2030  si prevede un aumento considerevole, di circa il 16%, delle emissioni globali di gas serra rispetto al 2010».

L’Unfccc avverte che «Un confronto con le ultime scoperte dell’Intergovernmental Panel on Climate Changei (IPCC) dimostra che un tale aumento, se non modificato rapidamente, può portare a un aumento della temperatura di circa 2,7° C entro la fine del secolo.

L’IPCC ha stimato che limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5° C richiede una riduzione delle emissioni di CO2 del 45% nel 2030 o una riduzione del 25% entro il 2030 per limitare il riscaldamento a 2° C. Se le emissioni non vengono ridotte entro il 2030, dovranno essere sostanzialmente ridotte in seguito per compensare il lento avvio del percorso verso le emissioni net zero, ma probabilmente a un costo più elevato.

La segretaria esecutiva dell’Unfccc, Patricia Espinosa, ha commentato: «Ringrazio e mi congratulo con tutte le Parti che hanno presentato un NDC nuovo o aggiornato rispetto alla pubblicazione del rapporto completo a settembre. Questi NDC rappresentano chiaramente un impegno ad agire sui cambiamenti climatici. Allo stesso tempo, il messaggio di questo aggiornamento è forte e chiaro: le parti devono urgentemente raddoppiare i loro sforzi per il clima se vogliono prevenire aumenti della temperatura globale oltre l’obiettivo dell’accordo di Parigi di ben al di sotto dei 2° C – idealmente 1,5° C – entro la fine del secolo».  E ha ammonito: «Il superamento degli obiettivi di temperatura porterà a un mondo destabilizzato e a sofferenze infinite, soprattutto tra coloro che hanno contribuito meno alle emissioni di gas serra nell’atmosfera. Questo rapporto aggiornato purtroppo conferma la tendenza già indicata nel Rapporto di sintesi completo, ovvero che non siamo neanche lontanamente dove la scienza dice che dovremmo essere»

Secondo Alok Sharma, presidente della COP26, «Il rapporto ha sottolineato perché i Paesi devono mostrare un’azione climatica ambiziosa alla COP26. Questo ultimo rapporto dell’Unfccc chiarisce che, per proteggere il mondo dagli impatti più devastanti del cambiamento climatico, i Paesi devono intraprendere azioni più ambiziose sulle emissioni e devono agire ora.  Se i Pasi manterranno i loro NDC 2030 e gli impegni net zero che sono stati annunciati entro la metà di ottobre, ci dirigeremo verso aumenti della temperatura globale media appena sopra i 2° C. L’analisi suggerisce che gli impegni presi a Parigi avrebbero limitato l’aumento della temperatura fino a sotto i 4° C. Quindi ci sono stati progressi, ma non abbastanza. Ecco perché abbiamo particolarmente bisogno che i più grandi emettitori, le nazioni del G20, si facciano avanti con impegni più forti se vogliamo mantenere gli 1,5° c a portata di mano in questo decennio critico. Glasgow deve lanciare un decennio di ambizioni sempre crescenti. Alla COP26 dobbiamo unirci per noi stessi, pe le generazioni future e per il nostro pianeta».

La Espinosa ha chiarito che le parti possono presentare gli NDC o aggiornare gli NDC già presentati in qualsiasi momento, anche durante la COP26: «Esorto nuovamente tutte le parti che non lo hanno ancora fatto a presentare NDC nuovi o aggiornati. Ma anche quelle parti che hanno già presentato richieste hanno l’opportunità di rivisitare i loro NDC per aumentare il loro livello di ambizione».

Molti NDC dei Paesi in via di sviluppo contengono impegni più ambiziosi per ridurre le emissioni, che possono essere attuati solo con l’accesso a maggiori risorse finanziarie e ad altri sostegnii. Il rapporto suggerisce che «La piena attuazione di questi componenti potrebbe consentire il picco delle emissioni globali prima del 2030» e la Espinosa aggiunge che «Questo sottolinea che i Paesi in via di sviluppo hanno bisogno di supporto finanziario, tecnologico e di sviluppo delle capacità per aumentare il loro livello di ambizione, sia per quanto riguarda la riduzione delle emissioni, sia in termini di costruzione della resilienza agli effetti del cambiamento climatico. L’impegno a mobilitare 100 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 è fondamentale per rafforzare l’azione climatica da parte dei Paesi in via di sviluppo. Invito i Paesi sviluppati a mantenere pienamente questo impegno alla COP26».

La maggior parte delle parti ha fornito informazioni sull’intenzione di avvalersi della cooperazione volontaria ai sensi dell’articolo 6 dell’accordo di Parigi, che fa riferimento a meccanismi di mercato e approcci non di mercato. Quasi tutti hanno indicato di voler utilizzare almeno un tipo di meccanismo o approccio di cooperazione. Per Sharma, «Questo dimostra la necessità di finalizzare il regolamento dell’accordo di Parigi in relazione agli approcci di mercato e non di mercato. La cooperazione volontaria può aumentare significativamente sia l’azione che l’ambizione. La COP26 deve definire i dettagli di come questi meccanismi funzioneranno in modo da promuovere l’azione e garantire l’integrità ambientale».

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