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Condominio: la Polizia può spiare il pianerottolo

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Sentenza della Cassazione: sì alle telecamere a fini investigativi negli ambienti pubblici di un edificio.

Importante sentenza della Cassazione sull’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza all’interno del condominio da parte della Polizia. Secondo la Suprema Corte [1], non ci può essere alcun limite per l’impiego di tali impianti da parte degli organi di indagine in luoghi pubblici o aperti al pubblico, tra cui rientrano gli ambienti condominiali. L’importante, sottolineano i giudici, è che non si tratti di un domicilio o di una privata dimora di un cittadino. Ma nulla vieta di piazzare la telecamera nel pianerottolo della scala, luogo di passaggio pubblico.

La Cassazione si è pronunciata sul caso di un uomo sottoposto agli arresti domiciliari e tenuto sott’occhio da parte della Polizia attraverso delle telecamere piazzate nel condominio in cui il sorvegliato doveva rispettare la misura cautelare, cosa che non sempre gli riusciva: era stato sanzionato, infatti, per avere violato gli obblighi a lui imposti dal Tribunale. Il diretto interessato, però, si era rivolto alla giustizia per contestare quello che riteneva un uso improprio del sistema di videosorveglianza da parte degli agenti. Tuttavia, la Corte Suprema si è pronunciata in senso opposto.

Secondo i giudici, infatti, l’uso delle telecamere equivale, in questo caso, ad un appostamento della Polizia, legittimo nei limiti dell’autonomia investigativa della Polizia giudiziaria. L’importante, insiste la Cassazione, è che i dispositivi vengano collocati in luoghi diversi dalla privata dimora o dal domicilio dell’interessato, cioè in un luogo pubblico come, appunto, lo è un pianerottolo su cui transita un numero indefinito di persone. Non occorre, pertanto, il preventivo consenso dell’autorità giudiziaria.

[1] Cass. sent. n. 5253/2020.

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