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Come le città stanno reagendo al virus

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Sintesi dell’intervento del professor Richard L. Florida (uno dei più illustri urbanisti al mondo) della Toronto University al 28mo Forum di Santa Margherita Ligure.

Quando è arrivato il virus sono andato a ricostruire la storia delle pandemie: non ho mai trovato un solo studio sugli effetti delle pandemie nel dare forma o ripensare le città. Questo benchè alcune siano state davvero devastanti, come il colera a Londra, la peste nelle città italiane che ha ucciso metà della popolazione. Nessun effetto sulla storia delle città e della urbanizzazione se non effetti di breve periodo”. Ha commentato così il professor Richard L. Florida della Toronto University intervenuto al 28mo Forum “Après le déluge” organizzato da Scenari Immobiliari a Santa Margherita Ligure.

“L’urbanizzazione è la storia dell’incontro della gente, delle idee, dell’innovazione, delle start-up, tutti aspetti che hanno avuto evidentemente una forza più rilevante delle epidemie.

Le città hanno continuato a crescere di fronte alle epidemie anche quando non c’era nessun sistema sanitario. Così come contro uno scenario distopico, le nostre città continueranno a perseverare. Il COVID-19 ha solo accelerato alcuni trend. La micro geografia delle città puo’ cambiare, i luoghi dove la gente vive, consuma, produce possono cambiare ma non cambia la macro geografia delle metropoli”.

“Neanche l’utopia di città verdi, solo con biciclette e gente a piedi, senza industrie, mi convince. Come se le città potessero diventare un gigantesco playground per ciclisti e pedoni. Pensate a Roma, Parigi e Venezia, non sembrano essere cambiate molto rispetto a 100 anni fa. Anche New York è molto simile, gli edifici sono ancora lì mentre quello che succede all’interno degli stessi è cambiato. Green street prima residenza, industriale, red-light, produzione, artisti, gentrified”.

“Quanto ai pull forces – ha proseguito Florida – il più importante è il remote-work. Negi USA il 40 per cento della forza lavoro ha iniziato a lavorare da remoto. Google ha deciso di lavorare da casa fino alla prossima estate. Questo trend continuerà: una survey ci dice che il 20 per cento della popolazione lavorerà da remoto parte del tempo. Le compagnie scopriranno che non hanno bisogno di tanto spazio per uffici, le persone chiederanno case più grandi. Il più grande pull factor deriva dalla demografia, poichè se hai figli e hai bisogno di lavorare da casa, e i tuoi figli hanno bisogno di fare lezione da casa, questo potrebbe spingerti in periferia, soprattutto negli Stati Uniti. A Toronto nessuno si sposta dalla città, ci sono buone scuole, diversamente dagli USA. Ci saranno, invece, opportunità per le aree rurali se hanno accesso alla banda larga. Le città piccole che hanno piazze, cibo, cultura hanno la possibilità di diventare nuove destinazioni”.

“Ci saranno anche push factors. I giovani non vogliono vivere nel suburbio, cercano opportunità eccitanti e in tutta la storia dell’umanità ciò è avvenuto in densi insediamenti, nelle città. Se tu non hai un network personale non puoi andartene a lavorare lontano, il personal network lo devi costruire in città. Quello che si fa negli stadi iniziali della propria carriera. Allora, la crisi non ucciderà le città, accelererà alcuni spostamenti, le città diventeranno più giovani, ci saranno remix di attività”.

“Con la crisi del COVID-19 – ha concluso Florida – abbiamo avuto l’opportunità di migliorare le nostre città, ridisegnare lo spazio pubblico, limitare le auto private, come a Parigi, dobbiamo aiutare le piccole impresa, le grandi se la cavano da sole, così come l’economia artistica e creativa che è stata così importante. Non avremo grandi concerti e grandi eventi ma le città potrebbero essere piene di piccoli eventi. Sarà necessario costruire long term recovery plan che si occupino di come le città potranno diventare non solo più vibranti e creative, ma anche inclusive ed eque. La combinazione dell’attivismo civico e delle condizioni della crisi può aprire una occasione unica per migliorare le nostre città”.

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