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Sviluppo sostenibile, Asvis: segnali positivi, ma «ora si tratta di passare dalle parole ai fatti»

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Il nuovo Governo e Commissione Ue hanno portato un cambiamento incoraggiante negli orientamenti politici, che rimane però tutto da concretizzare. Nel mentre rimangono «evidenti i ritardi in settori cruciali per la transizione verso un modello che sia sostenibile»

Gli ultimi mesi hanno prodotto un cambiamento positivo per la sostenibilità, in Italia come in Europa, almeno sul piano degli annunci e degli orientamenti politici: l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS), ovvero la più grande rete della società civile mai costituita nel nostro Paese, osserva che «il nuovo Governo ha introdotto la sostenibilità nell’agenda politica e le linee programmatiche includono alcune proposte avanzate proprio dall’ASviS», e anche il programma della nuova Commissione Ue guidata da Ursula von der Leyen «costituisce un “salto quantico” rispetto alle titubanze» dell’era Juncker. Si tratta di un giudizio diametralmente opposto rispetto a quello arrivato dall’ASviS l’anno scorso, ma è evidente che coi soli annunci si andrà poco lontano: «Ora si tratta di passare dalle parole ai fatti», scandisce il portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini.

«L’Italia deve fare la sua parte e prepararsi adeguatamente, così da poter beneficiare delle risorse che l’Unione europea investirà nella direzione della sostenibilità. È per questo – sottolinea Giovannini – che chiediamo con urgenza una legge annuale per lo sviluppo sostenibile, politiche integrate e azioni concrete a partire dalla prossima legge di Bilancio», dove tra i ddl collegati è atteso quello sul Green new deal. Anche perché dal rapporto annuale dell’ASviS presentato oggi a Roma emergono ancora «evidenti ritardi in settori cruciali per la transizione verso un modello che sia sostenibile sul piano economico, sociale e ambientale, e fortissime restano le disuguaglianze, comprese quelle territoriali. L’Italia resta quindi lontana dal sentiero scelto nel 2015, quando si è impegnata ad attuare l’Agenda 2030 e l’Accordo di Parigi per la lotta al cambiamento climatico».

Più nel dettaglio, nel suo percorso verso i 17 obiettivi dell’Agenda Onu si segnalano tra il 2016 e il 2017 (dove ad oggi si fermano i dati messi in fila dall’ASvis) miglioramenti nei due terzi dei casi (1, 2, 3, 4, 5, 8, 10, 11, 14 e 16), una sostanziale stabilità per cinque (7, 9, 12, 13 e 17) e un peggioramento per uno (15). Sembra un quadro tutto sommato positivo, che nasconde in realtà uno stallo su alcuni dei target più determinanti, come la lotta alla povertà o la diffusione dell’energia pulita.

Nel biennio 2016-2017 la povertà assoluta e quella relativa registrano entrambe il valore più alto di tutta la serie storica osservata (rispettivamente, 8,4% e 15,6% della popolazione), e tra gli individui in assoluto più colpiti ci sono i giovani: non solo l’Italia ha la quota di Neet (ragazzi che non lavorano, non studiano, non sono inseriti in un percorso di formazione) più alta dell’Ue, ma nella fascia 18-34 anni ci sono 1 milione e 112mila poveri assoluti, il valore più elevato dal 2005. Per questo da una parte l’ASviS ritiene «ormai indispensabile la creazione di una task force trasversale e interministeriale per definire un piano nazionale per l’occupazione giovanile in tempi stretti», e dall’altra chiede di rendere il reddito di cittadinanza «uno strumento effettivamente universale, coprendo la totalità della popolazione in povertà assoluta. L’erogazione del sussidio – precisa poi l’Alleanza – va accompagnata da un’adeguata offerta di servizi per l’avviamento al lavoro», cosa che ad oggi ancora non c’è.

Guardando invece all’energia pulita si nota che l’Obiettivo 7 indicato nell’Agenda Onu vede in Italia «una flessione negativa a partire dal 2014», causata dalla «riduzione della produzione di energia da fonti rinnovabili, che dopo aver raggiunto il suo valore massimo nel 2014, diminuisce di sei punti percentuali negli ultimi quattro anni». Un trend che non si è interrotto neanche nell’ultimo anno.

Per migliorare, su questi e tutti gli altri 15 fronti aperti lungo l’Agenda Onu, il rapporto ASviS è prodigo di consigli che possono ormai trovare sostegno in ampie fette della cittadinanza: «È importante segnalare in crescente impegno della società civile, delle imprese e del mondo della finanza, anche in Italia – conclude Giovanni – Lo sviluppo sostenibile si sta affermando sempre di più come paradigma per guidare le imprese nel trasformare i rischi in opportunità. Da parte sua, la società italiana, anche grazie all’impegno dei giovani, ha ormai preso coscienza dei problemi che abbiamo di fronte e domanda interventi urgenti, che operino una ‘giusta’ transizione ecologica, realizzata proteggendo i più deboli e riducendo le disuguaglianze». A difettare è ancora oggi il ruolo dello Stato, che deve indirizzare e declinare in modo concreto questa transizione, destinata altrimenti a rimanere al livello degli annunci.

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