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Stato non conosce il suo patrimonio immobiliare, l’allarme della Corte dei Conti

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La tematica della gestione del patrimonio pubblico va ben oltre l’ambito dello Stato ed involge anche le amministrazioni territoriali. Molti Comuni, anche i maggiori, non hanno la contezza del loro patrimonio, non riuscendo quindi a metterlo a reddito, anzi favorendo ogni sorta di occupazioni abusive e di rivendicazione di diritti”.

E’ uno dei passaggi contenuti nella Requisitoria del procuratore generale della Corte dei conti Alberto Avoli nel giudizio sul rendiconto generale dello stato per l’esercizio 2018. “Non di rado – aggiunge Avoli – gli Enti pubblici – ed anche lo Stato – ignorano la persistenza di usi civici pubblici sui loro territori, usi civici della più disparata natura, idonei però non di rado ad una forte valorizzazione economica, ben lontana dai tradizionali diritti di pascolo o legnatico, ad esempio, nel campo turistico e ambientale (come è noto, i territori soggetti ad uso civico sono sottoposti dalla legge a tutela ambientale)”.

“Proprio nel settore della gestione del patrimonio pubblico – conclude il procuratore generale della Corte dei Conti – si concretizzano, dunque, evidenti necessità che finiscono per interagire sui bilanci dello Stato e degli Enti territoriali, sulla gestione dei servizi e soprattutto sulla loro qualità”.

La Corte dei Conti predica cautela anche sulla maxi sforbiciata fiscale che il governo intende mettere in atto con la prossima legge di Bilancio. “Mettere mano al riassetto delle tasse e dei tributi può considerarsi una priorità. Un’operazione da portare avanti non in un clima emergenziale, ma attraverso ponderate ed equilibrate strategie di lungo respiro”, ha detto il Procuratore Avoli.

Quindi il riferimento indiretto, senza citarla direttamente, alla flat tax con l’avvertimento che finanziare un’operazione di questo tipo soltanto con un aumento del deficit rischia di rivelarsi un boomerang, a causa degli effetti negativi che potrebbe avere  l’incremento del debito: “Alcuni economisti – ha proseguito – propongono addirittura misure radicali, chiamate a fini mediatici come shock fiscale, in realtà, una massiccia azione di decremento delle aliquote dell’imposizione diretta in favore di imponibili medio-bassi. L’idea non e nuova e certamente e asseverata da molti economisti. Tuttavia, resta il problema delle coperture sul breve termine, in mancanza delle quali il corrispondente aumento del debito potrebbe avere ripercussioni gravi, tali da annullare o ridurre molto i benefici della rimodulazione delle aliquote”. Per la Corte dei Conti, “nella gradualità degli interventi potrebbe forse trovarsi una giusta soluzione di equilibrio”.

“Le cosiddette grandi opere, ma non necessariamente solo esse, possono rappresentare una formidabile occasione per attrarre investimenti privati”, ha detto poi il procuratore generale affrontando il tema delle infrastrutture aggiungendo che “gli investimenti in infrastrutture producono ricchezza attraverso un preciso moltiplicatore ben calcolato in economia. Soprattutto aumentano l’occupazione ed hanno forti ricadute positive in termini sociali”.

“Lo sviluppo del partenariato pubblico privato – ha proseguito – deve essere incentivato pur con tutte le cautele necessarie, quali il mantenimento da parte pubblica di un efficace potere regolatorio e la definizione di equilibrate linee di titolarità del know-how”.

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