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Residence, il ‘bonus casa’ diventa effettivo e un commento di Augusto Pascucci

Finalmente qualcosa si muove

La Capitale si propone come laboratorio nazionale nella lotta al disagio abitativo.

Stretta nella morsa della “spending rewiew” Francesca Danese, assessore alle politiche sociali e abitative del Comune di Roma mette in campo il bonus casa del valore di 600-700 Euro per offrire soluzioni abitative ai cittadini in attesa di assegnazione di casa popolare.

I Residence hanno ormai i “mesi contati”.

È con il Bonus Casa che la Giunta guidata da Marino tenta di mettere sotto controllo la spesa pubblica della città.

Infatti le precedenti cordate di imprenditori e politici con i Residence hanno creato autentiche voragini nel Bilancio della Città Eterna, del valore di oltre 40 milioni anno, senza risolvere il problema.

Non c’è dubbio che le scelte della Danese hanno bisogno, per essere efficienti, di tempi lunghi sia per l’attuazione del disagio sia per la diffusione e resistenza presso l’opinione pubblica e presso i proprietari di casa.

Proprio quest’ultimi sono tra i maggiori beneficiari del provvedimento perché fino al 2017 potranno ricevere direttamente sul proprio IBAN il pagamento dei canoni da parte dell’Amministrazione comunale.

Incredibile ma vero l’Assessore Danese dopo aver studiato a lungo le esigenze dei cittadini poveri è riuscita anche a tutelare gli interessi dei cittadini più abbienti.

Augusto Pascucci, presidente Uniat

I primi ad aver usufruito di contributi che oscillano dai 600 agli 800 euro al mese oggi in Campidoglio insieme al sindaco Marino e all’assessore Danese.

446 le domande presentate, circa 300 gli idonei

Dai residence agli appartamenti. Il ‘bonus casa’ è diventato realtà. L’annuncio è stato fatto questo pomeriggio in Campidoglio dove il sindaco Ignazio Marino, insieme all’assessore alle Politiche Sociali e Abitative Francesca Danese, il presidente della commissione Patrimonio, Pierpaolo Pedetti, e il Direttore degli interventi alloggiativi dell’amministrazione capitolina Aldo Barletta hanno incontrato le prime sei famiglie che hanno lasciato le strutture comunali e che oggi vivono in case “vere e proprie”.

Racconta una delle inquiline: “Vivevo in un residence nei pressi di Decima-Malafede, in uno spazio di 15 metri quadrati. Mio figlio è disabile e deve recarsi quattro volte a settimana presso un’ospedale distante. Ora finalmente viviamo in una casa vera, vicino alla clinica dove mio figlio deve fare riabilitazione”. Aggiunge una seconda ex inquilina: “Ho colto subito l’occasione di uscire dal residence di San Basilio dove ero finita per assicurare una vita dignitosa a mio figlio. Si è svolto tutto in poco tempo e oggi vivo a Ponte di Nona”.

Sono circa 300 i nuclei familiari “che sono stati ritenuti idonei su un totale di 446 domande presentate” ha spiegato l’assessore Danese. “Parliamo di bambini che finalmente avranno la loro cameretta e di famiglie che dovranno smettere di far consegnare la carta di identità ad ogni ospite”.

LA CHIUSURA DEI RESIDENCELa conferenza stampa è diventata così l’occasione per fare il punto sul progetto di smantellamento dei Centri di assistenza alloggiativa temporanea. Fino ad oggi sono state chiuse 2 strutture sui 29 totali per un risparmio di circa 2 milioni di euro. “Nel mese di maggio però dovrebbero essere chiuse altre 2 strutture e il risparmio salirà, in pochi mesi, a 3 milioni di euro” ha specificato Danese. “Per 1.800 famiglie il Comune spendeva una cifra incredibile, quasi 40 milioni di euro: il solo residence di Pietralata che abbiamo chiuso il 28 febbraio ospitava 38 famiglie per un costo di 1,76 milioni di euro all’anno, e all’Infernetto, chiuso anche quello, pagavamo 3.900 euro per ogni appartamento” il commento di Marino. Ma è solo questione di tempo: “La fase che consentiva ad alcuni di arricchirsi e a molti di impoverirsi sempre di più ora è chiusa per sempre: tutti i contratti in scadenza sono stati interrotti e tutte le persone che vivevano in questi luoghi potranno scegliersi la loro casa e se ci sarà la necessità potranno avere dal Comune anche un buono iniziale una tantum da 5mila euro per potersi comprare i mobili”.

IL ‘BONUS CASA’Al momento il bonus casa lo possono richiedere tutti coloro che risiedono nei ‘residence’ e che sono nelle condizioni economiche di poter pagare autonomamente tutte le utenze e il condominio. In futuro però l’amministrazione ha intenzione di estenderlo anche oltre a questa categoria, come per esempio i ‘nuovi sfrattati’ che avrebbero diritto all’assistenza alloggiativa o quanti hanno subito danni con le alluvioni. Il contributo mensile va da 600 a 800 euro a seconda della composizione del nucleo familiare: 1 o 2 persone 600 euro; 3 o 4 persone 700 euro; più di 5 persone 800 euro. Per situazioni particolari, per esempio la presenza di persone con diverse abilità, si può avere un Buono Casa di importo superiore a quello a cui si avrebbe diritto. Per le famiglie che hanno accesso al ‘bonus casa’ non decade il diritto di accesso a una casa popolare e qualora questa venisse assegnata cesserà anche il contributo. Il contratto viene stipulato dalla famiglia mentre l’amministrazione garantisce e versa l’affitto direttamente al proprietario dell’alloggio, sul suo indirizzo Iban. “Sul fronte degli affitti stiamo cercando anche di raggiungere accordi con enti, come l’Inps, che possiedono immobili” ha aggiunto Danese.

UNA GARA EUROPEA“Siamo quasi pronti per presentare per la prima volta una gara europea sull’abitare. Stiamo chiudendo i residence e ora vogliamo ripartire con un modello migliore”. Non solo bonus casa, quindi. Nel corso della conferenza stampa l’assessore Danese ha annunciato anche una novità.  Presto l’amministrazione capitolina potrebbe aprire a un “nuovo modo di vivere la città”. Un’ulteriore risposta alla chiusura dei residence che non sarà però “un doppione sbiadito di quel progetto”. Una risposta abitativa diffusa in tutti i municipi, “non più concentrata in palazzoni che spesso non erano nemmeno abitabili”, molte volte in estrema periferia difficilmente raggiungibile dai mezzi pubblici. Luoghi che rendono un miraggio servizi e lavoro. “Siamo in fase di studio anche con realtà internazionali. La gara durerà fino al 2018 e impegnerà una somma di 45 milioni di euro” i pochi dettagli tecnici concessi dall’assessore.

VENDITA DI IMMOBILI ERP“Stiamo lavorando complessivamente sulle politiche abitative della città” il commento di Pierpaolo Pedetti che ha fatto il punto invece sulla vendita del patrimonio di Edilizia residenziale pubblica di proprietà del comune. “12 anni fa la Regione ci aveva autorizzato a dismettere 7mila alloggi Erp dei 30mila totali a disposizione del Comune di Roma, un numero che abbiamo allargato a 12mila”. Queste vendite “sono andate avanti a rilento e negli ultimi anni eravamo riusciti a vendere solo 700 alloggi, pochissimo. Oggi abbiamo sbloccato la situazione, stiamo vendendo una media di 100 appartamenti al mese e abbiamo previsto che i fondi siano destinati al capitolo di bilancio preciso per altri alloggi Erp”. Nei prossimi mesi, ha concluso l’esponente Pd, “potremo mettere le somme acquistate per fare manifestazioni di interesse per acquistare altri alloggi. Insomma, abbiamo sbloccato la situazione, e questa sarà una leva fondamentale per rilanciare la politica sulla casa”.

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