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Reportage dalla Bielorussia: l’eredità radioattiva di Chernobyl

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Angelo Gentili: situazione grave, ma è possibile un futuro migliore per la Bielorussia e per le popolazioni coinvolte nel disastro di Chernobyl.

Minsk la capitale della Bielorussia si presenta  più scintillante e moderna che mai , con edifici moderni e nuovissimi, un traffico con numerose auto di grossa cilindrata che sfrecciano ,le strade pulite, i negozi pieni di gente e di merci di tutti i generi, hotel extralusso , ristoranti , fast food  alla stregua delle più grandi capitali Europee  .Non sembra quasi che questo sia il paese che ha subito le maggiori conseguenze legate alle radiazioni dell’esplosione della centrale di Chernobyl .Il quarto reattore della centrale nucleare che e’ esploso il 26 aprile 1986 si trova  infatti in ucraina , ma ha riversato il 70% del fallout carico di radionuclidi proprio in Bielorussia. Il Paese  considerato   il granaio dell’ex unione sovietica ma .condannato   a subire le conseguenze di questa catastrofe per centinaia di anni .Tra Ucraina ,Russia e Bielorussia la popolazione coinvolta complessivamente nelle zone contaminate dall’incidente è di cinque milioni di persone ,con due milioni che ancora oggi vivono nelle aree più radioattive della Bielorussia di cui 400.000 bambini che sono i soggetti più vulnerabili e che stanno pagando il carissimo prezzo della presenza di radionuclidi nel terreno , nell’acqua e nel cibo con un aumento esponenziale delle patologie tumorali . E pensare che attualmente è in fase di costruzione una centrale nucleare in Bielorussia, vicino  al confine con la Lituania …come se la storia non avesse insegnato nulla…

Basta andare nelle periferie di Minsk, a qualche kilometro dal centro, per trovare una situazione completamente diversa :  baracche di legno, case molto più umili  ed un livello di vita molto più basso  Ci rechiamo poi  a Braghin a  420 km  dalla capitale   una  nelle zone più radioattive, e ci immergiamo in uno scenario  che cambia drasticamente ! Qui infatti al di là degli edifici più importanti ritinteggiati di fresco e delle alte staccionate in legno colorato ,  il disagio sociale si intreccia con la grave situazione ambientale e sanitaria :case di legno e baracche molto povere nelle campagne più colpite dalla nube radioattiva , famiglie anche con bambini che vi abitano , un ‘atmosfera molto pesante da parte di chi è’ costretto a viverci  ,ulteriormente aggravata dalla rarefazione della popolazione residente e lo stato di abbandono che ne consegue . Durante il viaggio la strada principale è circondata da boschi di betulle che ricoprono completamente tutta la visuale a destra e sinistra  Il paesaggio è spezzato ogni tanto solo dagli enormi tagli del bosco che sono stati effettuati e  dai cumuli di legna da ardere con tutti i  rischi dei fumi carichi di radioattività. La medesima legna inoltre viene utilizzata per parquet, pellet e mobili, portando il suo carico di contaminazione chissà dove anche in Europa. Ci sono inoltre distese enormi di grano , cereali , pascoli e allevamenti che hanno i tradizionali kolkotz come punti di riferimento per agricoltori e allevatori  ,quasi come non ci fosse alcun problema dal punto di vista della contaminazione radioattiva. A Braghin attualmente vivono 3.600 persone. Nell’intera provincia ne vivono invece 7.000. E pensare che prima dell’incidente erano 28.000 le persone a vivere qui! Nonostante infatti le facilitazioni per le famiglie numerose con più di tre figli da parte governativa non c’è stato un aumento significativo della popolazione ….

Questo è un territorio di confine tra Ucraina e Bielorussia e l’incidente di Chernobyl rappresenta uno spartiacque molto netto tra il prima e il dopo: la nube radioattiva ha segnato inesorabilmente un momento di rottura, contaminando la terra e le zone coltivate, i boschi, le paludi del fiume Dnepr che attraversa la Bielorussia, Chernobyl e Kiev portando nelle sue acque il forte carico di radioattività.  Vivere qui è ancora oggi, nonostante siano passati 33 anni dalla catastrofe, molto rischioso in particolar modo per i bambini che come spugne assorbono i radionuclidi presenti soprattutto nel cibo. Il latte, la carne, gli ortaggi coltivati in terreni contaminati sono pieni zeppi di radio nuclidi, come lo sono in misura molto maggiore i frutti di bosco, i funghi (sono stati rilevati fino 170000 Bq/kg quando la dose massima è di 1600 Bq/kg) e la cacciagione. Purtroppo, però, gli orti sono una delle fonti principali di cibo. Per non parlare del fatto che i prodotti dei boschi vengono consumati purtroppo abitualmente ….

A Braghin Legambiente ha concentrato una parte importante dei suoi interventi, sia rivolti all’infanzia ,che con aiuti diretti alle famiglie che vivono nei villaggi più a rischio. Visitiamo il Museo di Chernobyl dove c’è anche il busto del primo liquidatore in rappresentanza degli oltre 700000 mandati a spegnere l’incendio radioattivo dalle autorità dell’ex Unione Sovietica, con assurdi turni interminabili di 90 secondi!. Questo giovane di Braghin sposato e con due figli è intervenuto, come tutti i colleghi, senza protezioni sufficienti dopo l’esplosione della centrale. Dopo 20 giorni dall’intervento è morto a soli 25 anni per l’enorme dose accumulata., insieme agli altri 27 della sua squadra. Nel museo si ha la possibilità di vedere le mappe della contaminazione e le foto dei villaggi desolati e colpiti dalla nube. Nei villaggi più poveri la dimensione sociale si somma al rischio ambientale e sanitario in modo inesorabile e le fotografie di allora sono molto simili purtroppo alla situazione odierna …

Ma c’è anche un’altra faccia della situazione che troviamo innanzitutto all’ospedale pediatrico di Gomel, una città di 500000 abitanti punto di riferimento principale della regione più colpita dalla catastrofe. L’ospedale, che conta più di 600 posti letto solo per bambini dove Legambiente ha attrezzato una sala operatoria, è stato ristrutturato recentemente con nuove e sofisticate attrezzature dedicate esclusivamente ai più piccoli. Vengono curate moltissime patologie come leucemie e tumori a carico di diversi apparati. I bambini arrivano da tutta la regione e in misura maggiore dalle aree più contaminate come Narovlia, Vietca, Hoiniky, Braghin., Cecersk. Questo centro senza dubbio rappresenta un punto di riferimento importante ed adeguatamente attrezzato ed al contrario di alcuni anni fa, questo ospedale è davvero all’avanguardia! Molti bambini vengono curati, anche   piccolissimi, cercando di rispondere in modo adeguato alle numerose patologie tumorali che colpiscono l’infanzia con una forte correlazione con la contaminazione radioattiva .

Anche Alla scuola di Buda Kuscielova sempre in zona contaminata, Legambiente è intervenuta con la realizzazione di due serre come ha fatto in una decina di scuole delle aree più a rischio, nella serra ci sono oggi cipolle e peperoni, ma nel corso della primavera e dell’estate questa stessa serra ha prodotto ortaggi di ogni tipo ed ha rappresentato un ottimo stimolo per realizzare nuove piantagioni con substrato pulito, patate soprattutto, ma anche altri ortaggi. Da settembre di quest’anno, nella scuola è stata inaugurata  una scuola superiore specializzata in agroecologia  che si aggiunge a quella dedicata alla sostenibilità ambientale aperta lo scorso anno .Inoltre la scuola attraverso una strumentazione specifica effettua la misurazione della presenza di radioattività sia nei giovani studenti , che nei prodotti agricoli In questo modo ,come sta avvenendo in altri villaggi di aree fortemente contaminate si sta intravedendo una nuova frontiera da esplorare con determinazione e cioè’ quella legata a come si può vivere in un’ area ad alto  rischio radioattivo, con un nuovo modo di operare privo di fatalismo e di rassegnazione ,ma orientato sui dati scientifici e sull’impostazione di uno nuovo stile di vita adattato anche alle zone più contaminate  .Infatti appunto, oggi il rischio maggiore non sono i radionuclidi presenti nelle polveri e nell’aria, ma negli strati più profondi del terreno , nelle acque e falde superficiali , soprattutto nel cibo contaminato. Partendo da questo contesto si può  misurare  la contaminazione dei prodotti alimentari , delle aree boschive, dei terreni agricoli, fornendo indicazioni utili a tutta la comunità del villaggio, su quali accorgimenti seguire per tenere il più basso possibile il livello di radioattività e quindi diminuire fortemente la possibilità di insorgenza di patologie, Ad esempio non consumare i funghi di bosco e la selvaggina, non bere il latte di animali che hanno pascolato nei boschi o in aree radioattive, gli ortaggi che assorbono di più i radionuclidi come i legumi o quelli provenienti  dai terreni che risultano  altamente contaminati , l’acqua delle falde superficiali più’ a rischio. Questo con forte consapevolezza rispetto alla grave situazione, ma anche con la capacità di contrastare, con gli strumenti che abbiamo a disposizione il mostro della radioattività. Dai dati ed il monitoraggio effettuato dal centro di radioprotezione di Minsk, risulta con chiarezza che chi vive in zone altamente contaminate seguendo scrupolosamente queste raccomandazioni, assorbe molto meno radiazioni di chi, pur vivendo ad esempio a Minsk o in una zona meno contaminata si alimenta con prodotti contaminati

Questo quadro ci descrive un barlume di speranza verso il futuro della Bielorussia come mai eravamo riusciti ad avere, frutto degli anni che sono passati, degli studi effettuati, delle giovani generazioni più pronte ad affrontare con coraggio e concretezza la sfida nei confronti del dramma nucleare , ma anche in parte ci piace pensare del nostro intervento , basato su considerazioni scientifiche e solidarietà concreta .

Il nostro intervento di solidarietà in Bielorussia è scritto nei volti delle migliaia di bambini che abbiamo coinvolto in questi anni, nelle loro famiglie fiere ed orgogliose anche se in difficoltà, nelle tante persone con cui abbiamo instaurato un rapporto di amicizia a partire da Tamara Abramchuk, la presidente dell’associazione Help con cui collaboriamo fattivamente da molto tempo e che ha festeggiato il venticinquennale con un bell’evento a Minsk a cui ha invitato i principali protagonisti di questa bellissima storia fatta di solidarietà, coraggio e speranza: dagli accompagnatori , i medici ed i volontari Bielorussi ai gruppi ed i volontari italiani ,le autorità Bielorusse ,l’ambasciatore Italiano in Bielorussia .Senza alcun dubbio, il fiume  di solidarietà di cui anche Legambiente si è fatta portatrice  fin dai primi anni dopo l’esplosione del 26 aprile 1986  che ha visto l’Italia come il paese che è intervenuto in modo maggiore per rispondere alle gravi esigenze di un popolo martoriato dalla contaminazione radioattiva , hanno alleviato non poco come ha ricordato nel corso dell’evento  l’ambasciatore Mario Giorgio Stefano Baldi , la sofferenza di intere famiglie e dei bambini in particolare con interventi umanitari e sanitari di grande rilievo .

Basti pensare al Centro Speranza, una struttura situata in zona non contaminata, all’avanguardia dal punto di vista ambientale ed energetico, in cui è concentrato una parte rilevante dell’intervento di  Legambiente oggi in Bielorussia e dove  i bambini hanno la possibilità di mangiare cibo sano, imparare come gestire le conseguenze della contaminazione, essere monitorati e curati dal punto di vista sanitario e divertirsi in maniera sicura e liberi dall’angoscia della radioattività.

Il Centro  rappresenta un vero e proprio salto verso la luce ,dal buio delle zone contaminate e garantisce un percorso declinato al futuro per i bambini che vengono dalle aree più colpite dalle radiazioni, perdendo attraverso il soggiorno una percentuale del 30 /40% della radioattività assorbita grazie ad un’alimentazione sana e con prodotti biologici, che permette di abbassare sensibilmente la quantità di cesio137.sE a questo aggiungiamo il fatto che i ragazzi ,una volta tornati nei villaggi più a rischio adottano una serie di misure, legate soprattutto alla   dieta alimentare appunto  per diminuire drasticamente le conseguenze della contaminazione radioattiva , il quadro è ancora più positivo.  Insomma, tutto questo ci fa ben sperare, nonostante la gravità della situazione, in un possibile futuro migliore per la Bielorussia e per le popolazioni coinvolte nel disastro di Chernobyl!

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