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Mentre a livello globale si combatte la battaglia ambientale in Siria è cominciata una nuova guerra. La Turchia bombarda decine di centri abitati kurdi. Sanguinosi scontri tra SDF/YPG e militari turchi appoggiati dai jihadisti

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Appello alla solidarietà internazionale: in Italia rispondono Arci, Anpi, Cgil e Legambiente e Friday for Future.

La nuova guerra della Turchia contro i kurdi è iniziata: ieri truppe turche sostenute dai jihadisti siriani hanno invaso il nord della Siria e bombardato con aerei e armi pesanti il Rojava autonomo. Stamattina l’esercito turco ha attaccato con armi pesanti il villaggio di Aşmê vicino alla città martire di Kobanê, dove i kurdi siriani resistettero contro le milizie nere dello Stato Islamico e iniziarono la controffensiva vittoriosa che ha portato alla sconfitta del Daesh.

Le Syrian democratic forces (SDF), che organizzano le milizie kurde delle YPG e quelle degli arabi progressisti e di altre minoranze etniche, hanno risposto con tiri di mortaio in territorio turco e attaccando una postazione di frontiera turca e con una strenua resistenza – dicono di aver distrutto diversi carrarmati turchi – ma lasciano aperta la porta diplomatica e in un comunicato scrivono: «Ringraziamo Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Giordania, Libano, Libia, Egitto, Kuwait e Iraq e i governi occidentali come Regno Unito, Francia, Olanda, Canada e Germania per la posizione che mostrano nei confronti della popolazione della Siria del nord e dell’est».

Ma i militari turchi hanno sfondato lungo tutta la frontiera e, mentre scriviamo, hanno bombardato i centri abitati di Sê Girka, Mishrefa, Mitkalta, Qamişlo, Dirbêsiyê, Diwîrê, Ain Arus, Nayif Girê, Girê Spî (Tall Abyad), Sêrikaniyê, Til Xelef, Siftek, Zormixar, Ziyaret e Aşmê, violenti scontri casa per casa tra SDF, turchi e Jihadisti sono in corso a Miçê, mentre cellule dormienti jihadiste filo-turche stamattina hanno attaccato nelle retrovie la popolazione lungo la strada per Hesekê, poi sono state circondate dalle SDF e gli scontri continuano.

Sanguinosi combattimenti sono in corso anche nel cantone Şehba dove vivono centinaia di migliaia di profughi di Efrîn. E tra Kobanê e Cerablus, dove i kurdi hanno attaccato le postazioni delle truppe jihadiste, mentre avrebbero respinto l’attacco turco a Dêrik (al-Malikiya) le Forze Democratiche Siriane (FDS) respingendo un attacco hanno distrutto un carro armato. Bombardati anche un carcere, il campo profughi di Mabroka e il quartiere Bişeriye a Qamişlo abitato in prevalenza cristiani, la diga di Mensûra-Staudamm a Dêrik, che garantisce l’acqua all’intera regione. I kurdi accusano: «Come nell’attacco a Efrîn nello scorso anno, vengono attaccate le infrastrutture».

La guerra si gioca anche nel campo delle comunicazioni e, dopo l’inizio dell’attacco turco alla Siria, partito dal nord nelle regioni di confine tra le province di Şirnex (Şırnak) e Riha (Urfa) sono stati interrotti i collegamenti telefonici e l’agenzia stampa kurda-siriana ANHA ha subito un massiccio cyberattacco.

Di fronte a questo scenario di guerra ai civili, La Comune Internazionalista del Rojava «fa a appello alla resistenza a livello mondiale contro l’aggressione turca alla Siria del nord e dell’est e chiede un fronte antifascista contro la guerra. La Turchia mercoledì con il nome „Operazione Fonte di Pace“ ha iniziato una guerra di aggressione contro le zone di amministrazione autonoma della Siria del nord e dell’est. La Comune Internazionalista invita a mobilitarsi e a difendere il Rojava. „Le Forze Imperialiste hanno deciso di entrare in guerra. Le truppe sul posto sventolano le bandiere della Turchia e dello “Stato Islamico”, la decisione però non è stata presa solo a Ankara, ma anche nel palazzi di Washington, Mosca, Parigi e Berlino».

I militanti internazionalisti ricordano cosa vogliono davvero cancellare i militari turchi e i loro alleati jihadisti: «Fin dall’inizio la Rivoluzione del Rojava è stata una rivoluzione internazionalista. Una rivoluzione per liberare da secoli di colonialismo, oppressione e dittature non solo la popolazione curda della Siria, ma anche il Medio Oriente. E è stata una rivoluzione internazionalista, dato che molti internazionalisti si sono uniti a questa rivoluzione, hanno combattuto sul fronte più avanzato contro ‚lo “Stato Islamico” e il fascismo turco, lavorato negli ospedali, piantato alberi e partecipato alla costruzione di una società democratica, ecologica, basata sulla liberazione delle donne. E molti rivoluzionari in tutto il mondo si sono uniti alla lotta perché la rivoluzione in Siria ci ha mostrato che un altro mondo non solo è davvero possibile, ma viene anche costruito quotidianamente. Oggi è arrivato il momento di mostrare quello che abbiamo costruito collettivamente negli ultimi anni nello spirito della comunanza e dell’internazionalismo in tutto il mondo. Oggi è arrivato il tempo di mettere in pratica ancora una volta l’internazionalismo con la difesa della rivoluzione per difendere in questo modo le nostre speranze, i nostri desideri e i nostri sogni. Anche se ci troviamo di fronte al secondo più grande esercito della Nato, con migliaia di bande islamiste come carne da cannone, sappiamo che dietro a questa rivoluzione sono schierati milioni di rivoluzionari, amici, sorelle e fratelli. E con tutti loro, con tutti voi, eleveremo la nostra protesta politica al livello della resistenza politica fino a quando non ci saranno più esportazioni di armi verso la Turchia, fino a quando il regime fascista turco sarà sconfitto. E’ ora di rafforzare le nostre azioni come fronte antifascista contro la guerra! La rivoluzione nel nordest della Siria vincerà e il fascismo turco sarà battuto se saremo tutti uniti! Viva l’internazionalismo antifascista! Solidarietà con le forze antifasciste in Turchia, in Kurdistan e in tutto il Medio Oriente!»

E tra i combattenti antifascisti in Siria c’era anche Lorenzo “Orso Tekoser” Orsetti, morto il 18 marzo 2019 in Rojava combattendo con le YPg e le SDF contro il Daesh e oggi su Repubblica i suoi genitori e sua sorella, Alessandro, Annalisa e Chiara, scrivono che «Questa aggressione militare turca si può ancora fermare, se c’è una mobilitazione generale. Vi chiediamo: se abbiamo pianto per Lorenzo riconoscendo la bellezza del suo gesto davvero non vogliamo fare nulla per impedire questa nuova guerra? Abbiamo ancora voglia di scendere in piazza, protestare, gridare il nostro sdegno e la nostra rabbia indicando i mandanti e le colpe, mostrando la nostra voglia di un mondo più giusto e umano? Il governo italiano prenderà posizione? E il Comune di Firenze? E la Regione Toscana? Tutto serve per fermare questa aggressione e serve ora. Lorenzo ha combattuto a Afrin nel 2018, dove sono stati migliaia i morti causati dall’invasione turca: vogliamo continuare a sostenere Erdogan, l’esercito turco e l’Isis in questa guerra ingiusta fornendo armi con le nostre fabbriche e soldi dell’Unione Europea per non aprire il corridoio balcanico ai migranti? Molti hanno pianto per Lorenzo-Orso Tekoser combattente colpiti dalla sua morte, ma ora potrebbe morire nuovamente e con lui tanti giovani curdi e altri popoli che vivono nel Rojava. Non facciamolo morire nuovamente, facendo morire gli ideali e la causa per la quale si è sacrificato. Lorenzo ci ha mostrato che nessuna causa è così lontana e così estranea alla nostra vita e che spesso è questione di scelte».

All’appello del partigiano internazionalista fiorentino rispondono Arci, Anpi, Cgil e Legambiente che, con un comunicato congiunto sottolineano: «Viviamo con angoscia queste ore nelle quali si sta minacciosamente aggravando la situazione al confine tra Turchia e Siria, una regione già funestata da una guerra cruenta di molti anni che ha prodotto innumerevoli vittime, soprattutto tra i civili. A seguito delle improvvide dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump – che annunciavano il ritiro delle truppe americane dai quei territori, anche se oggi smentite – il Presidente della Turchia RecepTayyip Erdoğan ha dato avvio ai bombardamenti e all’avanzata dell’esercito nelle zone storicamente abitate dalle popolazioni curde, con le quali lo Stato Turco ha ormai da diversi decenni un rapporto più che conflittuale.

L’esercito formato interamente da donne e uomini di etnia curda è stato negli ultimi anni alleato delle forze occidentali e protagonista nel respingimento dell’avanzata dell’Isis, per la cui causa ha pagato un ingente prezzo di sangue. La convivenza tra la popolazione turca e curda in queste regioni è stata storicamente possibile e potrà esserlo ancora solo se lo Stato Turco accetti di sedersi a un tavolo di trattative con i rappresentanti curdi, con pari dignità, per trovare un accordo sul riconoscimento e indipendenza dei loro territori».

Arci, Anpi, Cgil e Legambiente ricordano che «La comunità internazionale, l’Europa, l’Italia, hanno ancora fresco un debito di riconoscenza nei confronti delle donne e degli uomini curdi che si sono battuti fino alla morte per fermare il comune nemico Daesh e salvaguardare la sicurezza e serenità dell’Europa e del nostro Paese, di noi tutti» e concludono: «Chiediamo che si avvii immediatamente una forte e decisa azione diplomatica perché: cessino immediatamente le ostilità e si fermino le manovre di invasione del territorio siriano abitato storicamente dalla popolazione curda; si dia mandato senza esitazioni a una delegazione internazionale che garantisca in loco la fine delle ostilità, il rispetto dei confini, il diritto internazionale; si provveda all’invio di soccorsi per eventuali feriti; si apra una sessione di discussione dedicata, tanto nel Parlamento europeo quanto in quello italiano; si chieda che il caso sia messo con urgenza all’ordine del giorno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite».

E nella città di Lorenzo “Orso Tekoser” Orsetti scendono in campo i giovani di Fridays For Future Firenze, che oggi alle ore 18:00 organizza un corteo che parte Santa Maria Novella per dirigersi sotto il consolato USA. E i giovani fiorentini ricordano l’esperienza ecologista in corso nel Rojava: «Nelle ultime ore il governo turco di Erdogan ha iniziato i bombardamenti contro la Confederazione Democratica della Siria del Nord e dell’Est, nella regione del Rojava. Si registrano già i primi morti tra la popolazione civile, mentre le forze di difesa del popolo (le stesse che hanno sconfitto la barbarie di ISIS e in cui ha combattuto Orso, partigiano fiorentino) combattono metro per metro. In questo territorio si sta sperimentando da anni una nuova forma di società che sfida il sistema capitalista che sta distruggendo il nostro pianeta, tenendo al centro l’ecologia, l’autodeterminazione delle donne e una democratizzazione radicale di tutti gli aspetti della vita. In questo territorio devastato dal profitto, dal disboscamento, dallo sfruttamento, dall’estrattivismo e dalle monocolture si sta tentando giorno dopo giorno di creare dal basso un nuovo equilibrio ecologico. Negli anni precedenti alla rivoluzione, le produzione e l’uso di energia, le cattive politiche di gestione dei rifiuti, e un alto tasso di utilizzo di fertilizzanti chimici in agricoltura hanno danneggiato il terreno, l’aria e l’acqua. Inoltre la popolazione deve far fronte ai problemi creati dalla costruzione di dighe nel Kurdistan settentrionale occupato dalla Turchia, e dal conseguente uso incontrollato delle falde acquifere da parte del governo di Erdogan per la propria agricoltura. Negli ultimi anni c’è stata una significativa diminuzione nella portata di tutti i fiumi che entrano in Rojava e una conseguente diminuzione del livello delle falde acquifere. La Turchia sta sistematicamente chiudendo il rubinetto dell’acqua del Rojava. Nonostante i molti progetti in atto, come rimboschimento, creazione di riserve naturali e infrastrutture per lo smaltimento dei rifiuti eco-compatibile e l’aver impedito ad oggi a molte multinazionali come McDonald’s di aprire punti vendita e fare profitto su questi territori, le strutture dell’Autonomia Democratica sono ancora in una situazione materiale difficile, e in questo momento si trovano a dover far fronte a un attacco militare diretto che vuole distruggere questa esperienza rivoluzionaria».

Fridays For Future Firenze si schiera «a difesa della rivoluzione confederale contro l’attacco assassino di Erdogan. Ci sentiamo vicini ad una rivoluzione ecologica di questo tipo e ne traiamo esempio. Il Rojava non sarà una prateria per la speculazione delle grandi multinazionali che estraggono le risorse e inquinano per i loro profitti. Fermiamo l’invasione turca e la dittatura di Erdogan! Invitiamo gli altri nodi territoriali di Friday For Future a solidarizzare e a partecipare alle manifestazioni contro la guerra nel nord della Siria convocate in tutte le città!»

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