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Lo stadio della Roma è lo specchio dei rapporti di potere nella città

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Esce oggi con L’Espresso un’interessante inchiesta a cura di Lirio Abbate e Gianfrancesco Turano che prende di petto la speculazione edilizia a Roma e che, come facilmente intuibile, contiene anche alcuni passaggi sul progetto del nuovo Stadio della Roma, sulla società di Parnasi, il capitano Francesco Totti e il business nell’urbanistica romana. «La vera torta miliardaria di Roma, sfuggita finora alle indagini della procura, è l’urbanistica», è la premessa dei due giornalisti che nel pezzo richiamano una documentazione riservata del Campidoglio. Ma i passaggi salienti sul progetto edilizio immaginato da Pallotta sono nel corpo centrale del pezzo.

«[…] Lo sviluppo urbano lo fanno da sempre gli imprenditori del mattone. Con i suoi 129 mila ettari di estensione, Roma è il comune più grande d’Europa. A distanza di quarant’anni il Campidoglio ha adottato, nel 2003, un nuovo piano regolatore generale, poi approvato nel2008. Sovrapponendo la cartina di oggi della metropoli a quella disegnata nel piano regolatore, si può constatare che la situazione non combacia. Varianti su varianti hanno portato a modificare tutto, in silenzio. E a guadagnarci sono stati sempre i soliti. I costruttori intendono mantenere le mani sulla città. […] La vicenda del nuovo stadio dell’As Roma è lo specchio deformante dei rapporti di potere della capitale. Sull’operazione ci sono alcuni appunti riservati del Campidoglio, di cui è in possesso L’Espresso: «Il progetto è deficitariosotto molti aspetti», «il dipartimento ambiente e mobilità ha rilevato deficienze», soprattutto per la «relazione idrogeologica» e per il «codice appalti». Lo stesso documento riservato segnala poi che la proprietà dei terreni scelti è «in parte di Armellini». Armellini «quello di Ostia», si aggiunge, ricordando che la famiglia Armellini con il Comune ha molti affari, a Ostia nuova interi quartieri sono affittati per l’edilizia popolare.

Altra partita che ha indispettito un po’ tutti, invece, è quella dei Caat, i Centri di Assistenza Abitativa Temporanei. Sono case – o meglio sono spesso uffici riconvertiti – per chi è in emergenza abitativa e non entra nelle graduatorie per le case popolari. Sono decine gli edifici affittati a caro prezzo dal Campidoglio con una spesa di 54 milioni all’anno. Il Comune – ed è uno dei suoi ultimi atti – ha sostituito il dispendioso sistema dei Caat con quello del contributo all’affitto. Scrive Luigi Ciminelli, direttore del dipartimento politiche abitative, in una relazione all’Autorità anticorruzione: “Tale sistema, che prevede la disponibilità di mille alloggi da destinare ad altrettanti nuclei familiari in assistenza alloggiativa temporanea, consente di ottenere un risparmio anno a regime di 13 milioni di euro”.

Chi ci ha rimesso? Sicuramente la cooperativa Eriches 29 che con Salvatore Buzzi incassava, nel 2012, più di 5 milioni di euro per i servizi, dalle pulizie alla guardiania. Poi si va dalla Immobiliare San Giovanni 2005 del costruttore Antonio Pulcini, che con una palazzina da 84 alloggi incassava 2,7 milioni di euro, all’immobiliare Ten di Francesco Totti, il capitano, amministrata dal fratello, che incassava 908mila euro per 35 unità abitative. Perché il sistema dei Caat venisse archiviato bisognava prevedere una serie di strutture per l’accoglienza degli sfrattati. Cambia l’acronimo, sono i Saat, e anche le caratteristiche: niente più uffici riconvertiti, ad esempio. La gara europea lanciata dall’assessore Danese va però stranamente deserta. Non risponde nessuno, a nessuno dei lotti, anche al più piccolo: difficile senza mettersi d’accordo. La Giunta poco dopo va a casa, e il commissario Tronca deve prorogare i Caat, ogni mese in più costa ai cittadini più di tre milioni di euro».

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