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LIGURIA – Un fondo per l’edilizia sociale

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La Regione Liguria ha creato un fondo per sostenere l’edilizia sociale del valore di due milioni di euro con l’obiettivo di aiutare le fasce di utenza più deboli. La Giunta regionale ha assunto questa decisione a seguito delle richieste delle 4 aziende regionali territoriali per l’edilizia, che si trovano a fare i conti con canoni di edilizia sociale particolarmente bassi, invariati da oltre 15 anni, e spese di gestione e manutenzione che aumentano di anno in anno. A questo si aggiunge la pesante crisi che colpisce in particolare le categorie economiche a cui appartiene la maggior parte degli inquilini di Arte (Azienda regionale territoriale per l’edilizia) che diventano, loro malgrado, morosi incolpevoli.

Servono politiche abitative serie. “Si tratta di un intervento che va nella direzione di ripianare le morosità degli inquilini, erogando contributi direttamente nelle casse delle aziende”, spiega Stefano Salvetti del Sicet-Cisl di Genova. “Come Sicet – aggiunge – avremmo voluto la creazione di un fondo che si rivolgesse direttamente agli inquilini che presentassero morosità incolpevoli. A nostro modo di vedere andrebbe prima fatto un lavoro organico, come nel passato, ripristinando la commissione paritetica con le organizzazioni sindacali, per verificare quali sono le morosità incolpevoli rispetto a quanti invece sono morosi, ma non hanno particolari difficoltà economiche”. “Quel che è certo – afferma – è che il problema delle politiche abitative è stato un disastro negli ultimi anni”. Infatti, “solo dietro nostre iniziative sono state allocate risorse, scarse e solo per un breve orizzonte, dovendo invece allocare diversamente altre risorse del bilancio Stato e Regioni destinate alle politiche abitative, investendo solo in Erp (Edilizia residenziale pubblica) e case in locazione rispetto all’acquisto, visti i redditi dei giovani”. Questo “è anche conseguenza del fatto che la gente tanto più è povera e tanto meno vota. Non riesce a esprimere una classe politica. E, quindi, per la politica non è appetibile”. Infatti, “il ceto medio è l’elettorato di interesse”. Inoltre, “non c’è più un tessuto sociale, non c’è più quella solidarietà che era ancora presente tempo fa e che riproponeva sul territorio quello che accadeva nel mondo del lavoro”. Non a caso “nei quartieri di Erp i problemi sociali e culturali sono in continuo aumento così come il degrado edilizio”.

Un problema importante per tante persone. “È certamente una erogazione importante e, anche se a Genova, finora non si riscontrano criticità paragonabili a quelle di altre città, come Milano, il problema casa è certamente importante per numerose persone”. Così Andrea Chiappori, responsabile genovese della Comunità di Sant’Egidio. “Anche nella nostra città – prosegue – sono presenti numerosi appartamenti di edilizia popolare che non possono essere utilizzati in quanto non sono stati adeguati alle normative vigenti”. Anche per questo, la Comunità genovese è in procinto di attivare un progetto di accoglienza, rivolto principalmente a donne e anziani, grazie ad alcuni alloggi nel centro storico che ha preso in gestione. “Come Comunità di Sant’Egidio sappiamo bene che quello dell’alloggio è un problema che attanaglia molte persone”, sostiene Marco Carbonaro impegnato, tramite la Scuola della pace della stessa Comunità di Sant’Egidio, nell’accoglienza di bambini e bambine che vivono in contesti sociali disagiati. “Complice anche la crisi economica – afferma – la nostra città ha visto aumentare in questi anni il numero di famiglie, italiane e straniere, che non riescono più a pagare l’affitto. Conosciamo casi di padri di famiglia che prima hanno dovuto vendere gli strumenti di lavoro, poi hanno perso la loro attività e quindi ogni possibilità di introito”. Persone che vanno ad accrescere il numero di coloro che sono in lista d’attesa per un casa popolare all’interno di liste sempre più lunghe.

Adriano Torti

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