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“Il mutuo con il trucco s’è mangiato la casa”

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L’accusa di truffa a Hypo Bank non ferma i pignoramenti. Migliaia di famiglie sul lastrico: dobbiamo pagare lo stesso.

Credito facile e a basso costo: sembrava un sogno, poi s’è trasformato in miraggio. Infine è diventato un incubo per decine di migliaia di imprenditori e professionisti e per le loro famiglie. «Ho ottenuto il leasing nel 2004, 640 mila euro per mettere a posto un albergo. La nostra impresa e la nostra vita, vent’anni di rate. Nei primi cinque anni ho rimborsato mezzo milione. Perché oltre alla rata normale, si paga anche l’indicizzazione degli interessi, un’altra fattura che arriva ogni tre mesi. Ne ho ricevute da 10mila euro, non ne sapevo nulla. Come pago?», riassume un imprenditore del Pordenonese diventato cliente di Hypo Alpe Adria Bank.

Il finanziamento veniva presentato come indicizzato all’Euribor – normale, col tasso variabile – e a un’altra valuta, yen o franco svizzero. Il secondo vincolo, spiegavano i funzionari della banca, «vi assicura contro le bizze dell’Euribor». Alla prova dei fatti ha invece aggiunto alle bizze dei tassi l’effetto moltiplicato di quelle dei cambi, trasformando il prestito in una sorta di derivato. «Quando ho firmato il contratto nessuno mi ha spiegato il meccanismo», racconta Elia Menta, consulente di Mongrosso (Asti), 300 mila euro per la casa, le rate imbizzarrite fino a non poter pagare più. La storia di Menta si avvia all’epilogo peggiore: «un’auto già venduta, la casa pignorata. Attendo da un momento all’altro l’ufficiale giudiziario che mi butterà fuori. Siamo sul lastrico, non dormo più, mia moglie è distrutta».

Le accuse dei giudici

Tra Lombardia, Veneto e Piemonte circolano più di 54mila mutui Hypo costruiti così, e la giustizia si è già mossa. Un’indagine nel 2013, cui la banca ha risposto rimuovendo il management e rimborsando moltissimi clienti senza che nessuno glielo avesse ordinato, mossa che somiglia a un’ammissione di colpevolezza. A ottobre, poi, la Procura di Udine ha comunicato di aver indagato sette dirigenti della banca per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Secondo la Guardia di Finanza avevano installato nel sistema informatico un programma che correggeva i conti: le variazioni a favore dei clienti risultavano molto più basse del dovuto, quelle favorevoli alla banca molto più alte. Le manipolazioni, dicono le Fiamme Gialle, hanno fruttato 88 milioni: la cifra che la banca ha restituito. Ma chi non era nell’elenco della Procura non ha visto un centesimo. Walli Bonvicini, presidente di Federitalia, associazione di tutela dei consumatori di Parma, ne difende un centinaio: «Di fronte all’inchiesta bisognerebbe fermare i pignoramenti, chiedere una valutazione a un perito e poi ricalcolare tutto. Qualche giudice lo fa, molti altri no. Migliaia di famiglie non ce la fanno: la rata, gli interessi, l’indicizzazione. Follia».

 «Mi difendo da solo»

Luca Giani, imprenditore, lavora nel milanese. Ha deciso di difendersi da sé: «Io l’indicizzazione per il cambio non la volevo pagare. A un certo punto mi hanno proposto un piano di rientro, ho firmato tre anni di cambiali. Su una rata da settemila euro cinquemila sono di interessi: mi sembra di pagare abbastanza. A marzo scade l’ultima cambiale, dopodiché non pagherò più indicizzazioni. Non posso fallire, dalla sopravvivenza della mia azienda dipende la mia famiglia e quella di sette dipendenti».

 Nel frattempo la banca ha cambiato volto. La capogruppo austriaca è stata messa sotto tutela dal ministero delle finanze di Vienna, la filiale italiana ha la licenza solo per trattare con i clienti già acquisiti e cerca un compratore. Intanto pignoramenti e ingiunzioni vanno avanti. Si sente urgente il bisogno di un magistrato che prenda a prestito il gergo dei suoi avversari abituali e intimi: «Fermi tutti, questa è una rapina». O almeno lo sembra.

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