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Finco – Brevi Considerazioni di scenario per il nuovo anno nel Settore delle Costruzioni

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E’ noto che il tessuto produttivo italiano è composto – e trae la sua principale forza e talvolta debolezza – da una stragrande maggioranza di piccole imprese. Oltre l’ottantacinque per cento (l’86,4% nel 2013 – Istat) di esse sono addirittura microimprese con meno di dieci dipendenti e tale percentuale raggiunge il 90% nel settore delle costruzioni, nel quale si registra anche un tasso di mortalità assai elevato. In relazione a tale settore viene fatto spesso riferimento alla situazione economica complessiva, tornata a quella di dieci anni fa, con l’aspettativa di riuscire a recuperare i livelli del 1998 o anche del 2008 solo nel 2017 ed oltre. Alcuni (Prometeia) sostengono altresì, in termini più generali, che occorrerà arrivare al 2020 per registrare il livello di spesa “pre-crisi”. Questo approccio, certamente comprensibile per dare il senso della gravità della crisi attraversata, è tuttavia “ideologicamente” errato perché non tiene conto della netta discontinuità intervenuta specie nell’ultimo quinquennio nel macro – settore delle costruzioni: non si tornerà più ad un mercato con le caratteristiche di quello che abbiamo conosciuto ed a certe percentuali di ritorno sull’investimento (si spera che ciò indurrà una selezione in senso qualitativo), al di là dell’auspicabile ripresa . Ed anche nell’ambito della già ridotta forbice di previsione di ripresa del PIL che viene assegnata all’Italia nel 2016 (dall’1,3 del Fondo Monetario Internazionale all’1,6 del Governo – lo 0,8 nel 2015 – passando per l’1,4 dell’OCSE e per l’1,5 della Commissione Europea), il settore delle costruzioni stenta a tenere il passo nonostante alcuni aspetti e misure positive a livello generale ed a livello di settore. Settore per il quale sarà centrale in futuro, e stabilmente, il tema dell’efficienza delle risorse in generale e di quelle energetiche in particolare. Il nuovo paradigma europeo per l’efficienza delle risorse, approvato il 9 luglio 2015 con la risoluzione intitolata “L’efficienza delle risorse: transizione verso un’economia circolare”, rinnova infatti profondamente l’idea stessa di efficienza, inserendola di fatto nell’alveo della circolarità intesa come elemento essenziale per recuperare risorse. L’Europa del dopo-crisi scopre la necessità di rivedere il sistema produttivo basato sul circuito lineare “prendi-realizza-consumaelimina”. In tal modo sarà – sulla base dei principi di sostenibilità – possibile anche prevedere un minimo di difesa e tutela per le nostre produzioni rispettose dell’ambiente nei confronti di quelle extra europee. L’obiettivo è mantenere il livello di benessere attuale con una porzione molto ridotta delle risorse oggi utilizzate. Dovrà in sostanza essere possibile aumentare la competitività dell’Europa e migliorare il tenore di vita attraverso il “disaccoppiamento” fra crescita economica ed utilizzo delle risorse, così come descritto nel programma ambientale delle Nazioni Unite (Centro Studi You Trade). Sotto questo aspetto, la Filiera delle Costruzioni ha di fronte una grande sfida ma anche una grandissima opportunità, a patto di non guardare indietro ma di proiettarsi avanti, traendo forza da vari fattori positivi che possono servire da solidi punti di appoggio Per quanto riguarda i fattori positivi di carattere generale devono essere considerati, tra gli altri:  Il basso prezzo del petrolio.  L’aumento del credito ed il quantitative easing messo in atto dalla Banca Centrale Europea onde acquistare Titoli di Stato ed immettere liquidità favorendo l’aumento dell’attività economica e l’abbattimento del costo dei prestiti.  Alcune politiche in tema di lavoro quali il Jobs Act, che ha indubbiamente contribuito al parziale recupero dell’occupazione anche se va considerato che essa era alquanto scesa nel quinquennio precedente; che il recupero procede a ritmo inferiore che in altri paesi e che il “rimbalzo” dovuto agli sgravi contributivi è piuttosto selettivo (poco nel settore delle costruzioni, molto come strumento per sistemare rapporti rimasti in area grigia: soprattutto per donne e stranieri meno per i più giovani).

NEWSLETTER FINCO N. 01/2016 L’IMPORTANZA DELLA PMI CAMBIAMENTO EPOCALE PREVISIONI ECONOMIA “CIRCOLARE” ED EFFICIENZA ENERGETICA FATTORI POSITIVI GENERALI  La sospensione del Patto di Stabilità interno (e quindi il prevedibile rilancio dell’attività di investimento degli Enti Territoriali), che per lo più ha pesato sugli investimenti, considerata la cronica incapacità di molti di questi Enti di tagliare la spesa corrente e non ha premiato invece i Comuni virtuosi.  L’abolizione dell’Irap e la riduzione dell’Ires dal 27,5 % al 24% a partire dal 2017.  L’effetto Expo. A livello particolare :  La proroga con la Legge di Stabilità (Legge 28 dicembre 2015, n. 208) fino al dicembre 2016 delle agevolazioni fiscali per ristrutturazioni edilizie, la riqualificazione energetica, l’adeguamento sismico nonché il credito d’imposta del 50% per lo smantellamento dell’amianto, estese anche agli “incapienti” ed alle case popolari. Vale la pena ricordare che il sistema delle detrazioni fiscali ha significato quasi tredici milioni di interventi nell’ultimo settennio su un totale, seconde case comprese, di oltre 31 milioni di abitazioni (Centro Studi Camera dei Deputati), con positivi effetti quali l’emersione dal nero, la stabilizzazione occupazionale e l’abbattimento delle emissioni di gas serra, oltre che l’innovazione tecnologica indotta. Vale anche la pena di ricordare che oltre il 90% del patrimonio abitativo nazionale è stato costruito prima del 1991, anno di entrata in vigore della Legge 9 gennaio 1991, n. 10 “Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso nazionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia”, primo provvedimento che imponeva e disciplinava il risparmio energetico negli edifici nel nostro Paese.  L’incremento della spesa pubblica nel 2016 grazie alla clausola europea per gli investimenti (3,5 miliardi di spesa aggiuntiva nel 2016 per interventi infrastrutturali).  La detrazione Irpef prevista per l’acquisto di abitazioni in classe energetica A e B, ancorchè limitata alle nuove costruzioni.  Una nuova propensione all’acquisto che sembra emergere: per il 59, 7% degli italiani, a novembre 2015, l’acquisto di una casa è un investimento redditizio; 2,8 milioni di italiani desiderano acquistare la prima casa; 1,2 milioni un altro immobile; 760.000 un’abitazione all’estero (dati Censis).  L’aumento dei mutui immobiliari anche se in molti casi si tratta di surroghe e di manifestazioni di sfiducia nel sistema bancario ( vedi reazione al “Bail-in”) e quindi, di preferenza per l’investimento immobiliare, non sempre collegabili alla maggiore o minore salubrità del settore delle costruzioni. (Utile a questo proposito l’attivazione dell’Osservatorio Parlamentare per il Settore Immobiliare).  Il permanere, nel caso di qualche Regione ormai definitivamente, dei “Piani Casa”, di cui all’Intesa Stato-Regioni del 2009, che consentono un premio volumetrico “medio” (35% che andrebbe aumentato) in caso di demolizione e ricostruzione ed un premio volumetrico (20% che andrebbe diminuito e comunque rigidamente collegato con le migliorie in termini di efficientamento energetico di cui all’allegato di questa nota) per gli ampliamenti abitativi.  La possibilità di procedere ad un regime di ammortamento aumentato del 40% per gli acquisti di nuovi impianti e macchinari strumentali all’attività di impresa.  Gli investimenti previsti nel settore dei Beni Culturali e della Scuola.  Non ultimo, l’abolizione dell’Imu e della Tasi sulla prima casa, anche se non si può non osservare che nel settore dell’imposizione sulla casa permane un numero ed una varietà di disposizioni, centrali e locali, davvero notevole ed eccessivo sia in termini di discrezionalità data ai Comuni che in termini di tipologia di esenzioni. Inoltre, sempre in positivo, nel Decreto Legge 210/015 detto “Milleproroghe”, si segnala:  la proroga al giugno 2016 (perché non almeno a dicembre ndr?) dell’anticipo del 20% dell’importo di aggiudicazione all’appaltatore.

Pagina 2 NEWSLETTER FINCO N.01/2016 …SEGUE… FATTORI POSITIVI PARTICOLARI  Lo slittamento al 31 dicembre 2016 del termine per utilizzare le risorse per l’edilizia scolastica da parte degli Enti locali. Permangono, invece, le incognite e le occasioni che occorre sfruttare al meglio e rispetto alle quali si è in qualche caso perso già qualche colpo. Esse possono rivelarsi grandi possibilità di sviluppo o appuntamenti mancati :  La prima, fondamentale nel settore in esame, riguarda la Riforma degli Appalti che, partendo dalle indicazioni comunitarie, sostituirà il Decreto Legislativo 163/2006 “Codice dei Contratti Pubblici” ed il relativo Regolamento applicativo – DPR 207/2010. Sul tema – pur partendo dal buon lavoro svolto in Parlamento – vi è una legittima preoccupazione in ordine alla necessità che l’imperio dei termini di recepimento della norma non sacrifichi la parte riguardante la qualificazione delle imprese, caratteristica centrale per dare corso alla nuova economia “circolare”, ad interventi di qualità e maggiore attenzione alla manutenzione che occorre non solo incrementare ma in alcuni casi addirittura avviare nel nostro Paese. Sono le imprese specializzate e qualificate che dovranno infatti costituire parte importante del motore di tale economia.  La seconda concerne l’attesa pubblicazione delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni da molto (troppo) tempo giacenti presso gli uffici competenti.  La terza riguarda l’abbattimento delle opere “in house” che dovrebbe discendere dal – soffertissimo e tuttora non operante ancorché assai incisivo ove attuato con le regole ventilate – dimagrimento del numero delle società partecipate dalla P.A. (anche se al contempo – nel settore autostradale – si assiste, oltre che a non condivisibili ritocchi dei pedaggi, anche alla possibilità di nuove ingenti opere nel regime in house suddetto).Tra le società partecipate che dovrebbero rimanere, sarebbero contemplate anche quelle che progettano e realizzano opere pubbliche, circostanza che – ove verificata – sarebbe assolutamente negativa anche se limitata alle opere strumentali attinenti l’esercizio delle funzioni delle suddette società.  La quarta riguarda la sostanziale lentezza con la quale si procede all’alienazione del patrimonio immobiliare pubblico, processo che andrebbe invece rilanciato con il preminente ruolo della Cassa Depositi e Prestiti. Tale patrimonio, anche con riferimento a quanto recentemente pubblicato dall’Agenzia del Demanio, consta di edifici per un valore di 340 miliardi di euro e 760 mila terreni estesi complessivamente per 1,3 milioni di euro, per un valore stimato di 300 miliardi di euro. Sono cifre che, da sole, depongono a favore dell’impellenza del suddetto processo. Senza parlare del valore delle quote detenute nelle società a partecipazione pubblica di cui al punto precedente e del volano economico che tale alienazione genererebbe in materia di interventi dell’industria del settore.  La quinta è relativa al ritardo ed alle incertezze nell’avviare l’opera di censimento e valorizzazione patrimoniale del sistema stradale italiano, attualmente “res nullius”, la cui “emersione” significherebbe un maggior asset di quasi 500 miliardi di euro, comprese le servitù sopra e sotto strada, le aree pertinenziali, etc.  La sesta concerne l’iter (assai lento) della norma che dovrebbe regolare i rapporti tra Portatori di Interesse e Decisori Pubblici, che è necessario venga alla luce per definire le “regole di ingaggio”. Ciò è particolarmente vero nel settore delle costruzioni e bene ha fatto il Vice Ministro Nencini a renderla operativa almeno per il Ministero delle Infrastrutture.  Infine va, come al solito, considerata la strabordante mole di provvedimenti applicativi necessari per rendere operative molte delle disposizioni della Legge di Stabilità: 144, molti da emanare nel corso del primo trimestre del corrente anno (uno per tutti, il bando per la riqualificazione delle periferie urbane).

Pagina 3 NEWSLETTER FINCO N.01/2016 …SEGUE… INCOGNITE, VARIABILI ED OPPORTUNITA’ *** Manutenzione, efficienza energetica e tecnologie pulite (e quindi il connesso tema della salute e dei costi della sua mancanza) sono, e ulteriormente saranno, aspetti centrali per la nostra economia “circolare” e per lo sviluppo dell’occupazione. Oltre ad essere una priorità richiesta dalla Unione Europea – e da ultimo ancor più solennemente dagli accordi COP21 di Parigi sul clima in buona parte conclusi laddove la sessione di Copenaghen del 2009 aveva fallito – tali segmenti economici sono anche un’opportunità di affermazione per le capacità professionali e tecnologiche del nostro Paese attraverso cui trovare una nuova e più duratura via alla crescita. Tali accordi parigini, che hanno coinvolto quasi 200 Paesi, andranno valutati, pur senza catastrofismi, nella loro rilevante portata. Essi stabiliscono peraltro che i Paesi “ricchi” debbano stanziare almeno 100 miliardi di dollari l’anno per adattarsi agli impatti dei cambiamenti climatici e rendere le loro economie più resilienti. L’Italia non dovrà, e non vorrà, esimersi da tale impegno, con le prevedibili ricadute che esso comporterà. Il Governo ha già dato un segnale positivo (e coerente con quanto sopra) confermando per il 2016 le detrazioni fiscali relative al settore delle costruzioni, come accennato. Gli investimenti pubblici e privati nell’ambito della SEN (Strategia Energetica Nazionale) devono continuare a costituire un asset primario, stabilizzando il bonus del 65% fino al 2030, con diversa modulazione delle aliquote in relazione al tempo e/o alla complessità dell’intervento. Onde tarare al meglio tale modulazione sarà bene disporre quanto prima possibile e pubblicamente dei dati Enea (bene in proposito la Riforma dell’Ente con l’uscita dal Commissariamento contenuta nel Collegato ambientale alla legge di Stabilità) circa i numeri riguardanti l’accesso alle misure ed evitare che tali numeri vengano diffusi già corredati da considerazioni e valutazioni Quella dell’efficienza energetica è una partita decisiva per settori, come quelli rappresentati dalla Federazione sostanzialmente esclusi dal “cono di luce” dell’export (il 30% del PIL del Paese), unico che in questo momento assicura e garantisce le imprese dell’agroalimentare, del turismo, della moda, del design, dei macchinari, del luxury, etc… Nel nostro caso ciò che si può esportare è il costruire italiano con le connesse tecnologie e professionalità, che possono essere sviluppate solo con un mercato interno “accogliente” e di sprone all’innovazione tecnologica, grazie anche alla continuità dell’attenzione delle politiche pubbliche a riguardo. Un tale mercato interno accogliente, pur nel rigore del rispetto delle norme, potrà tra l’altro favorire un percorso di integrazione dei lavoratori extracomunitari consentendo vie – e conseguendo esiti – auspicabilmente diversi da quelli nei fatti verificatisi in Francia e Regno Unito: per questo tipo di lavoratori del settore delle costruzioni, nel nostro Paese, si potrebbe aprire un’aspettativa di ascesa sociale che potrebbe far da equilibratore nei consumi e nella vicenda economica generale all’atteggiamento tuttora difensivo della maggior parte della popolazione italiana, comportamento che molto colpisce specie il settore in questione .

Pagina 4 NEWSLETTER FINCO N.01/2016 ….SEGUE… MANUTENZIONE DETRAZIONI FISCALI UN MERCATO “ACCOGLIENTE” Nei prossimi anni dovremo accogliere ulteriori flussi migratori e l’economia “circolare” dell’efficienza energetica, della riqualificazione e della manutenzione potrebbe essere un’occasione di integrazione di queste moltitudini proprio specie nel settore delle costruzioni. Dovremmo riuscire in ciò come siamo riusciti, nel dopoguerra, ad integrare grandi numeri di lavoratori provenienti dal Sud nella fase di industrializzazione del Paese. Ed i settori di cui parliamo possono costituire driver ideali di questa accoglienza. In questo senso ottima l’iniziativa di formazione portata avanti da Enea attraverso il progetto europeo “Bricks” . Va potenziato e semplificato il Conto Termico che dovrà essere volano di efficientamento per il comparto degli immobili pubblici. Va lanciato finalmente l’Ecoprestito che da diverso tempo Finco sollecita come ulteriore strumento di sviluppo e diffusione dell’efficienza energetica (vedi allegato). Nelle attività connesse all’efficientamento energetico l’Italia ha la possibilità di esportare innovazione e di proporsi come leader sul piano internazionale E’ una sfida che si può vincere, a patto che, da un lato, il peso fiscale divenga compatibile con l’esercizio di attività economica e, dall’altro, che anche l’industria faccia la sua parte. La riduzione dei consumi energetici e dell’uso di risorse naturali nonché del consumo del territorio sono inaggirabili stelle polari del prossimo panorama del settore delle costruzioni ed in genere della civile convivenza. Il mercato delle riqualificazioni incide già oggi per oltre i tre quinti nel settore delle costruzioni. Ciò deve comportare un mutamento “epocale” di tale settore in senso industriale avanzato che non si può raggiungere senza un sistema di impresa che operi, tra le altre cose, con livelli qualitativi e di specializzazione elevati. Ancor di più inciderà con l’auspicabile alienazione progressiva del patrimonio immobiliare pubblico (che dovrebbe comprendere anche quello delle P.A. periferiche), che spesso costituisce un vero e proprio aggravio per l’Erario, non solo un mancato introito e la cui manutenzione dovrebbe invece fornire virtuosa testimonianza Non è più rinviabile – con riferimento a quanto sopra ed alle nuove costruzioni che dovrebbero realizzarsi sostanzialmente nel quadro della sostituzione urbana, puntuale e di area vasta – una reale e compiuta industrializzazione del settore con le, non irrilevanti, conseguenze che ciò comporterà, sia sotto il profilo della semplificazione delle fasi lavorative in cantiere, sia sotto quello della innovazione di prodotto e di processo sui materiali, componenti e tecnologie, nonché sotto quello della specializzazione delle maestranze. Senza parlare dei mutamenti che potranno (dovranno) intervenire anche nei sistemi di rappresentanza, se la “casa” si costruirà “in fabbrica” e dei connessi, necessari, adeguamenti anche sotto il profilo contrattualistico . Si dovrebbe andare verso un serio mutamento rispetto alla configurazione attuale del mercato – oggi caratterizzato spesso da imprese con scarsa qualificazione e con un approccio orientato al ribasso estremo dei costi come criterio di scelta – da raggiungere anche attraverso l’importante ruolo della normazione volontaria, il controllo di qualità ed un efficace sistema di certificazione nell’ambito di una adeguata sorveglianza di mercato. Ed a questo proposito non si può non essere preoccupati del ventilato abbattimento del contributo ministeriale all’Ente di normazione standardizzata del nostro Paese (Uni) . Dunque Manutenzione (quanto più possibile programmata), Efficienza Energetica, Sostenibilità ed Industrializzazione del settore come aspetti strettamente collegati tra loro in termini di strategie, obiettivi e sviluppo dei settori federati e quindi della Federazione, ma anche scenari realistici del prossimo futuro.

Pagina 5 NEWSLETTER FINCO N.01/2016 ….SEGUE… CONTO TERMICO ECOPRESTITO PATRIMONIO IMMOBILIARE PUBBLICO QUALIFICAZIONE INDUSTRIALIZZAZIONE Va rivista inoltre la logica dell’intervento pubblico nel comparto economico, con un approccio di discontinuità. La politica – anche quella locale – dovrebbe avere strategie economiche improntate ad una valorizzazione delle realtà imprenditoriali non solo, o soprattutto, in un’ottica rivolta agli interventi a favore di imprese grandi e/o commissariate (400 società commissariate con 195 incarichi da Commissario – Il Corriere della Sera), non sempre o non più sane ancorchè di rilevante impatto sociale e quindi “mediatico”. Ai Tavoli di crisi aperti per tali imprese andrebbero affiancati altrettanti Tavoli, portati avanti con pari impegno, dedicati alle problematiche delle piccole imprese in un’ottica di coerenza con lo Small Business Act. Per quanto riguarda in particolare il settore delle costruzioni va confermato lo spostamento del baricentro dei Lavori Pubblici dalle grandi opere alle piccole ed alla manutenzione (si ripete e si auspica, programmata). A fronte di questo mutamento, la grande impresa guarderà con ancor maggiore attenzione all’estero e la PMI si attrezzerà per meglio rispondere ad un mercato dell’offerta più a sua misura, come peraltro previsto dal citato Small Business Act, i cui principi devono diventare una prassi operativa e non rimanere una mera enunciazione. E, sempre con riferimento al settore delle costruzioni, va definitivamente chiarito che esso non è costituito solo dagli operatori edili ma anche da tutto quel notevole e variegato universo che va dai produttori di materiali da costruzione agli impiantisti, dai fornitori di servizi ai distributori, alle imprese specialistiche. Ad ogni tipologia di attività deve corrispondere un riconoscimento, ogni attività deve avere la sua propria “dignità” e la sua giusta, tempestiva e diretta remunerazione senza inutili intermediazioni. Un capitolo a parte merita il credito e la dotazione finanziaria delle imprese: il discorso è in realtà assai semplice. E’ del tutto inutile enfatizzare lo Small Business Act e l’importanza delle PMI quando poi lo Stato per primo ritarda i pagamenti e gli Istituti Bancari lesinano il credito in modo talvolta letale. Siamo ancora lontani dai trenta giorni (o i sessanta in deroga) previsti come tempi per i pagamenti dalle Direttive Europee. Dalle periodiche indagini (inclusa quella rapida di Finco) tali ritardi si posizionano intorno ai cento giorni anche se c’è un leggera contrazione e quindi miglioramento. Nel frattempo non crediamo sia oltre rinviabile un meccanismo semplice e realmente operativo per la compensazione diretta tra crediti e debiti verso il Fisco con onere della prova a carico dello Stato, primo colpevole in quanto carente in quell’esempio di correttezza contrattuale alla base del Patto Sociale. Se si vuol far crescere il settore delle costruzioni, che rappresenta oltre il 10% del PIL di questo Paese, occorre spingere fortemente sulla qualità che nel caso di specie è qualità dei prodotti e sulla qualificazione delle imprese, dimostrata non sulla carta ma sulla base di reali capacità. Significa eliminare la concorrenza sleale di chi, incapace di “fare”, si propone al mercato “avvalendosi” di capacità altrui. Significa, non ultimo, incrementare la vigilanza sul mercato a tutela della concorrenza in primo luogo da parte dei Dicasteri competenti (Mise in particolare) ed anche da parte degli Enti privati che svolgono funzioni pubbliche (Accredia). Investendo anche politicamente sulle imprese di qualità e sulle tecnologie è possibile modernizzare e rilanciare l’intero sistema economico e sociale del nostro Paese prima che sia troppo tardi.

Pagina 6 NEWSLETTER FINCO N.01/2016 ….SEGUE… SMALL BUSINESS ACT RUOLO E VALORE DELLA FILIERA RITARDATI PAGAMENTI E CREDITO INVESTIRE SULLA QUALITA’ Bene fa, dunque, il Ministro dello Sviluppo Economico ad organizzare – e titolare – prossimamente “Gli Stati Generali dell’Industria – Manifattura Italia”, non solo con riferimento all’Ilva ed altre grandi realtà in crisi, ma per affrontare i temi di politica industriale in un’economia circolare. Certamente, per quanto riguarda quella delle costruzioni, la Federazione darà il proprio contributo.

FINCO * (*) con il contributo dei membri del Comitato Consultivo della Federazione (vedi sito Finco http://www.fincoweb.org/organi-finco)

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