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E Pina costringeva con la violenza a occupare immobili

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La Vitale era al vertice del “Comitato popolare di lotta per la casa”. I Pm: “Sfruttava i bisognosi soltanto per arricchirsi”

Avevano creato un business sulla disperazione dei senza tetto. Dall’indagine della procura di Roma è emerso infatti che i vertici del «Comitato popolare di lotta per la casa» avevano messo in piedi un’associazione a delinquere che, con la scusa di trovare un alloggio per i bisognosi, li costringeva a occupare gli edifici, per poi estorcere loro denaro e prestazioni lavorative gratuite, per mezzo di minacce, ingiurie e violenze. Tale Comitato, secondo l’accusa, era «ispirato a valori propri dell’ideologia della sinistra antagonista e qualificatosi, solo apparentemente, come struttura a difesa dei più deboli». Nei fatti, l’inchiesta della Procura ha dimostrato come i deboli fossero strumentalizzati per arricchirsi. «Hanno dosato minacce, violenza, insulti e falsità – si legge nell’ordinanza di sequestro degli immobili occupati – speculando sullo stato di bisogno degli iscritti. Utilizzando il Comitato, come uno strumento di potere, proiettato a ottenere profitti».

Tra i 22 imputati che il prossimo 16 marzo si ritroveranno davanti ai giudici per la prima udienza del processo, spicca la figura di Maria Giuseppa Vitale, 56 anni, detta Pina. Oltre ai soldi che avrebbe estorto in cambio di un tetto sotto il quale dormire, Vitale pretendeva di essere servita e riverita. Dai massaggi e la pedicure, fatte a titolo gratuito da una delle occupanti, ai regali forzati per il suo compleanno, per quello dei componenti della sua famiglia o in occasione del Natale e della Pasqua. La quota imposta era di 100 euro. Agli arabi veniva riservato un trattamento più penalizzante degli altri: le quote per entrare nelle liste del comitato e ottenere una stanza abusiva erano più elevate; per poter andare all’estero a trovare i parenti dovevano pagare ogni volta 100 euro. L’odio si manifestava anche in veri e propri insulti e minacce: «Faccio a pezzi il Corano e te lo infilo nel c…», avrebbe detto Vitale a una delle donne musulmante. Mentre un’altra l’avrebbe minacciata dicendo: «Non sai che ti faccio, comincio dalle bambine».

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