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“Dentro le mura, fuori dal carcere”

 

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Diritti e lavoro al centro del progetto coordinato dalla Caritas. Una ricerca sul nuovo carcere di Bolzano. 

Diritti e lavoro al centro del progetto coordinato dalla Caritas “Dentro le mura, fuori dal carcere”: una ricerca sul nuovo carcere di Bolzano Dare un contributo affinché il nuovo carcere di Bolzano possa non solo adempiere i suoi compiti istituzionali nel migliore dei modi ma rispondere anche ai bisogni della comunità di cui diverrà parte integrante, degli utenti e dei lavoratori che lo abiteranno. Con questo scopo è stato presentato oggi a Bolzano il progetto “Lavoro dentro per essere liberi fuori”, finanziato dal Fondo Sociale Europeo e coordinato dalla Caritas Alto Adige. La ricerca individua i diritti dei detenuti prospettando soluzioni architettoniche che possano porre al centro della progettazione carceraria l’individuo, i suoi bisogni e il collegamento organico della struttura penitenziaria con il tessuto urbano circostante. Essendo il lavoro uno degli strumenti principali per la reintegrazione sociale e l’abbattimento della recidiva, sono state sondate le aziende altoatesine circa un’eventuale disponibilità a collaborare con il carcere. Su 465 aziende intervistate, ben 200 hanno mostrato interesse in questo senso. Dopo la chiusura del bando di appalto, Caritas auspica che nella fase di realizzazione e gestione della nuova struttura carceraria vengano prese in considerazioni le indicazioni derivanti dalla ricerca oggi presentata. “La dignità umana non può mai essere compressa o diminuita, un carcere che la rispetti e che sia davvero un luogo di educazione (non solo per chi vi è rinchiuso), rappresenta una garanzia per la sicurezza e soprattutto un’occasione di crescita civile per tutta la città” sottolineano i due direttori della Caritas Paolo Valente e Heiner Schweigkofler. L’Italia resta uno dei Paesi in Europa con il più alto tasso di agenti per detenuto e tra quelli con il più basso tasso di operatori sociali. Anche dal punto di vista architettonico il carcere voluto dal legislatore della Riforma del 1975 non è ancora stato pienamente realizzato. “Abbiamo voluto strutturare la ricerca in tre parti, che insieme concorrono alla definizione di un modello strutturale e organizzativo per la nuova casa circondariale di Bolzano. Una struttura che dovrà essere capace di tutelare i diritti fondamentali delle persone detenute e rendere possibili percorsi di reinserimento sociale” racconta Alessandro Pedrotti, responsabile del servizio Caritas Odòs che lavora per il reinserimento sociale di quelle persone che debbono scontare o hanno alle spalle una pena detentiva. La ricerca viene presentata a pochi giorni dalla chiusura del bando di appalto. Si passa adesso alla fase in cui si negozierà la convenzione per le modalità di realizzazione e gestione della nuova struttura, fase in cui sarà possibile integrare parzialmente e modificare, migliorandolo, il progetto del vincitore del bando. Per la prima volta in Italia, grazie all’innovativo sistema della cosiddetta “finanza di progetto”, l’impresa aggiudicataria provvederà infatti oltre alla progettazione e realizzazione della struttura anche alla fornitura di una serie di servizi. “Auspichiamo quindi che ci sia lo spazio per implementare il nuovo progetto con le proposte presentate nei tre ambiti evidenziati dalla nostra ricerca” conclude Pedrotti. Dopo l’individuazione di standard minimi per l’esecuzione della pena e la ricerca sulle buone prassi già realizzate in ambito penitenziario, la ricerca ha esplorato alcune idee progettuali e possibili linee guida per la realizzazione architettonica della nuova Casa Circondariale. E’ necessario, infatti, partire già dalla forma per dare piena attuazione alla funzione risocializzatrice del carcere, mettendo così al centro della progettazione carceraria l’individuo e i suoi bisogni: materiali, di benessere, di affettività, di socialità. Sono necessari ambienti luminosi, spazi collettivi, ma anche “unità familiari” per i detenuti e le loro famiglie. Al centro della progettazione deve essere messo anche il tema del collegamento del carcere alla vita cittadina. Servono aree dove abbia sede la relazione tra carcere e città, ad esempio spazi per la vendita di prodotti delle lavorazioni interne, o spazi in cui ospitare organizzazioni che, pur esterne al carcere, operano in esso.

“Dobbiamo acquisire piena consapevolezza del fatto che i problemi del carcere sono risolvibili solamente oltre il recinto carcerario” sostiene l’architetto Cesare Burdese, già membro della Commissione del ministero della Giustizia per l’elaborazione interventi in materia penitenziaria, che ha partecipato al progetto. La terza e ultima fase della ricerca muove dall’assunto che è il lavoro uno degli strumenti principali della rieducazione e reintegrazione sociale del detenuto. In Italia chi sconta la pena dentro le mura ha un tasso di recidiva del 68%. Il tasso, per chi invece ha la possibilità di usufruire di misure alternative alla pena detentiva e di lavorare e imparare una professione, scende al 19%. Apollis, Centro di Ricerca Sociale e demoscopica, ha realizzato 465 interviste ad aziende locali. E’ stato così sondato il terreno per il difficile compito di connessione del futuro carcere della Provincia di Bolzano al mondo del lavoro. In fase preliminare ben 200 aziende altoatesine hanno mostrato un primo potenziale interesse a una collaborazione con il carcere. Interessamento elevato soprattutto per le imprese con fluttuazioni del carico di lavoro stagionale e che richiedono manodopera non specializzata. In questa categoria s’inseriscono le industrie alimentari, che sul territorio provinciale sono ben sviluppate. Da riscontrare però come l’84% delle aziende intervistate non fosse a conoscenza delle misure d’incentivazione per favorire il lavoro in carcere, non mancano inoltre diffidenze e pregiudizi nei confronti delle persone detenute. E’ necessario quindi portare maggiormente a conoscenza della cittadinanza il tema del carcere, tramite iniziative d’informazione e sensibilizzazione. “Auspichiamo che questo contributo possa essere recepito e implementato nella costruzione della nuova Casa Circondariale di Bolzano. Un carcere che rispetti nella sua pienezza la dignità della persona e che sia davvero un luogo di educazione (non solo per chi vi è rinchiuso), rappresenta una garanzia per la sicurezza e soprattutto un’occasione di crescita civile per tutta la città” concludono i direttori della Caritas Paolo Valente e Heiner Schweigkofler.

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