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”Campi rom discriminatori”. Storica sentenza a Roma

zingari

Il ricorso incentrato sul campo de ”La Babuta”. Riconosciuto per la prima volta in Europa il carattere discriminatorio nei confronti dell’etnia rom. Soddisfazione dell’associazione 21 luglio e ASGI

Una notizia che sul piano giuridico è destinata a cambiare le politiche della città di Roma sui campi nomadi e non solo. Un’ordinanza della seconda sezione del Tribunale Civile diRoma ha riconosciuto, il 30 maggio scorso, ”il carattere discriminatorio di natura indiretta della complessiva condotta di Roma Capitale che si concretizza nell’assegnazione degli alloggi del villaggio attrezzato La Barbuta”, ordinando di conseguenza al Comune di Roma ”la cessazione della suddetta condotta nel suo complesso e la rimozione dei relativi effetti”.

Il villaggio de ”La Barbuta” (Ciampino), realizzato nel 2012, nell’aprile dello stesso anno era stato oggetto di attenzione da parte dell’Associazione 21 luglio e l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione, che avevano promosso un’azione legale contro il Comune attraverso il sostegno dell’Open Society Foundations, Amnesty Internationale e il Centro Europeo per i Diritti dei Rom.

Accolta quindi la tesi espressa nel ricorso dalle due organizzazioni che hanno sostenuto come ”La Barbuta” debba considerarsi discriminatorio – e quindi illegittimo – già per il solo fatto di rappresentare una soluzione abitativa di grandi dimensioni rivolta a un gruppo etnico specifico e comunque priva dei caratteri tipici di un’azione positiva. Soddisfazione è ora espressa dall’ASGI, che in una nota afferma: ”Con una sentenza di grande pregio il Tribunale di Roma ha confermato l’illegittimità delle politiche abitative adottate dal governo centrale e da alcune amministrazioni locali nei confronti dei cittadini rom, riaffermando la necessità di superare non solo i “campi” ma anche qualsiasi altra politica abitativa finalizzata alla marginalizzazione e ghettizzazione del popolorom”. Secondo l’Associazione 21 luglio ”la sentenza rappresenta uno spartiacque decisivo, oltre il quale ogni azione del Comune diRoma deve indirizzarsi verso il definitivo superamento dei “campi” della Capitale. I “campi nomadi” vanno superati, da oggi deve porsi fine all’immobilismo che ha caratterizzato sino ad ora l’Amministrazione Capitolina. In assenza di una repentina azione ci riserviamo ulteriori interventi per dare effetto immediato alla sentenza”.

L’ 8 agosto 2012, pronunciandosi sull’istanza cautelare, il Tribunale di Roma aveva ritenuto che le circostanze esposte dalle due organizzazioni ”concorrano nel rendere verosimile il carattere discriminatorio delle attività di assegnazione degli alloggi presso il campo denominato Nuova Barbuta”. Il Tribunale di Roma, accogliendo la richiesta presentata dall’Associazione 21 luglio e dall’ASGI aveva pertanto ordinato ”la sospensione delle procedure di assegnazione degli alloggi all’interno del villaggio attrezzato Nuova Barbuta fino alla definizione del procedimento sommario di cognizione”. Il 13 settembre 2012 lo stesso Tribunale, accogliendo il reclamo del Comune, aveva annullato la precedente sospensiva, consentendo così il trasferimento delle comunitàrom nel nuovo insediamento.

Il 30 maggio 2015 il Tribunale Civile di Roma ha riconosciuto invece le ragioni delle due organizzazioni e ha confermato, per la prima volta in Europa, il carattere discriminatorio di un “campo nomadi”, luogo ormai riconosciuto, anche a livello internazionale, come spazio di segregazione su base etnica.

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