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Antropocene: è necessario un nuovo progetto politico per affrontare la minaccia ambientale globale

Miranda - The tempest, by John William Waterhouse

Ideare nuove strategie coerenti e collaborative per riuscire a restare dentro i confini planetari.

Nel dicembre 2016, lo svedese Thomas Sterner, del dipartimento di economia della Göteborgs universitet, riunì  25 ricercatori ambientali di tutto il mondo alla School of Economics di Göteborg per il workshop “Policies for Planetary Boundaries”, al quale patteciparono anche  Johan Rockström dello Stockholm Resilience Center e Will Steffen dell’Australian National University e autori di numerosi e importanti studi e articoli sui confini planetari e sull?antropocene. Le domande alle quali cercavano di rispondere i ricercatori erano: «Di quali misure economiche e politiche abbiamo bisogno per affrontare le sfide ambientali globali?» e «Cosa possono imparare gli scienziati naturali dagli economisti e viceversa?». Il risultato di quel workshop è il pionieristico rapporto “Policy design for the Anthropocene” pubbicato recentemente su Nature Sustainability da un team internazionale di ricercatori guidato Sterner  . e che, oltre a Rockström  e Steffen, ha visto la partecipazione di eminenti ambientalisti ed economisti come, tra gli altri, Edward Barbier (Colorado State University), Carolyn Fischer (Resources for the Future), Ian Bateman (università di Exeter) e Stephen Polasky (università del Minnesota) – dal quale emerge con forza che «I problemi ambientali globali possono essere affrontati mediante strumenti politici come le tasse sull’anidride carbonica, gli standard edilizi e tecnologici e il supporto alle nuove tecnologie, ma i problemi sono complessi e, per ottenere un effetto ottimale, i diversi problemi ambientali devono essere affrontati simultaneamente. Pertanto, le diverse aree di ricerca devono collaborare per trovare soluzioni».

I ricercatori dicono che «I principali problemi ambientali sono globali, a lungo termine e incerti. Sono anche interconnessi tra loro e devono quindi essere analizzati insieme per trovare soluzioni che forniscano sinergie e al fine di evitare “soluzioni” che risolvono un problema ma ne peggiorano altri».

Sterner  fa notare che «Non è sostenibile che si aggravino i problemi legati alla perdita di biodiversità o ai cicli vitali dell’acqua o dei nutrienti quando si cerca di risolvere, ad esempio, il problema del clima, magari attraverso una politica forestale mal concepita».

Il team di scienziati di scienziati ha intrapreso la prima valutazione unificata delle opzioni politiche per affrontare le sfide dell’Antropocene che comprendono i problemi globali integrati dei cambiamenti climatici; l’inquinamento di aria, terra, acqua dolce e mare e la rapida perdita della diversità genetica in tutto il mondo ed è convinto che la Terra sia ormai entrata da tempi nell’Antropocene, un’epoca in cui molte variabili cruciali per il pianeta sono controllate dall’uomo e le nostre attività e modelli di consumo rischiano di superare i confini planetari. Questo porta a cambiamenti climatici, acidificazione degli oceani, perdita di biodiversità e molti altri problemi ambientali globali.

Anche per Bateman del  Land, Environment, Economics and Policy (Lee) dell’università di Exeter, ha sottolineato che «Il documento mostra che la natura integrata dei problemi dei confini planetari richiede una risposta politica integrata. Le politiche tradizionali tendono ad essere molto frammentarie, altamente inefficienti, inclini al fallimento e possono persino essere controproducenti. Queste politiche prendono risorse vitali dalle aree chiave fornendo allo stesso tempo sforzi di “riverniciatura” a breve termine per avere un’alta visibilità, spesso per cause motivate politicamente».

Recenti ricerche sull’Antropocene suggeriscono che ci sono molte  minacce per la resilienza dei sistemi terrestri. Se lo studio riconosce che «Non esistono soluzioni semplici«, delinea 7 principi guida per aiutarci ad affrontare la crescente minaccia ambientale provocata dal cambiamento climatico causato dall’uomo e che includono la selezione di politiche solide e esistenti per aiutare a formulare decisioni politiche, la necessità di prendere decisioni coerenti all’interno dei confini ambientali regionali, nazionali e globali e di avere maggiore consapevolezza del loro reale impatto sull’ambiente.

Rockström, che insegna scienze ambientali all’università di Stoccolma e che è direttore del Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (PIK), sottolinea: «La scienza è chiara sul fatto che siamo a rischio di destabilizzare l’intero pianeta. La grande sfida è riconoscere la necessità di nuove politiche economiche di fronte ai rischi di cambiamenti irreversibili a livello globale che determinerebbero il futuro di tutte le generazioni di esseri umani sulla Terra».

Mentre le scienze naturali finora si sono concentrate principalmente sulla caratterizzazione dei confini planetari, il prossimo passo verso la sostenibilità è lo sviluppo di un quadro politico su come comportarsi al loro interno alla ricerca della sostenibilità. Mettendo insieme la ricerca sui confini planetari e i beni comuni globali e le scienze naturali e sociali, lo studio sposta l’attenzione sulla progettazione di politiche e strumenti specifici per rispondere alle diverse sfide ambientali.

Ottmar Edenhofer, direttore del PIK e del Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change, ricorda che «Le forze trainanti dell’uso insostenibile delle risorse ambientali che minacciano i confini planetari sono principalmente economiche: dalla crescita della popolazione al reddito o ai cambiamenti nei comportamenti e nella tecnologia. In misura considerevole, sono il risultato di forze di mercato fuorviate. La progettazione di politiche efficaci richiede quindi una comprensione di come funzionano le economie, i compromessi rilevanti e il ruolo degli incentivi e degli ostacoli politici all’attuazione delle politiche».

Sterner  evidenzia che «Biologi, fisici e altri scienziati naturali vedono e analizzano i cambiamenti e sono di solito quelli che scrivono sui confini planetari e sull’Antropocene. Gli scienziati sociali sono esperti su come funzionano la società e l’economia, e entrambe le competenze sono indispensabili nell’analizzare le cause sociali e proporre soluzioni efficaci e politicamente fattibili. Pertanto, la collaborazione tra economisti, scienziati sociali e scienziati naturali è urgentemente necessaria per discutere le soluzioni». Edenhofer è d’accordo: «Mentre sono disponibili diversi strumenti politici, per affrontare i confini planetari nel loro complesso deve essere presa in considerazione una moltitudine di livelli geografici, confini interconnessi e complessità spaziali, ecologiche e sociopolitiche. Unire i ricercatori dell’analisi del sistema terrestre e dell’economia per concordare un programma scientifico comune è un primo passo fondamentale e notevole».

Una delle autrici dello studio, Anne-Sophie Crépin del Beijer Institute, ricorda che «L’Antropocene è un’era completamente nuova nello sviluppo umano e planetario. E’ estremamente importante adattare gli strumenti della politica e combinarli in modi nuovi. Devono essere adattati ai fenomeni che ora stanno diventando sempre più comuni, ad esempio il rischio di collasso di alcune risorse naturali, i cosiddetti tipping points”, o che le attività umane possono avere un’influenza ritardata sull’ambiente».

Dallo studio viene fuori che «Trovare soluzioni efficaci è ovviamente importante, ma gli effetti redistributivi sul reddito delle misure politiche e la loro percezione di equità sono fattori determinanti della fattibilità politica e quindi anche aspetti che devono essere considerati con molta attenzione quando vengono selezionati e progettati gli strumenti politici.

Sterner  conclude: «Lo scopo della nostra ricerca è contribuire a una politica migliore in tutto il mondo per affrontare i principali problemi ambientali. Un primo passo potrebbe essere un accordo globale sul fatto che tutte le emissioni di gas serra debbano comportare un costo significativo per le persone o le aziende che causano le emissioni».

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